Nanoplastiche e fertilità: uno studio apre nuovi interrogativi sulla salute riproduttiva

L’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università di Torino e la Queen Mary University of London, ha condotto uno studio su come le nanoplastiche possano interferire con i neuroni che regolano pubertà e fertilità, suggerendo che possano comportarsi come potenziali nuovi interferenti endocrini (immagine rappresentativa in copertina). La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Small.

Il gruppo di ricerca, da sinistra a destra: Alyssa Paganoni, Anna Cariboni, Federica Amoruso e Roberto Oleari

Milano, 19 febbraio 2026 – Le nanoplastiche, particelle minuscole, invisibili a occhio nudo, derivate dalla degradazione della plastica, sono sempre più diffuse nell’ambiente: sono state rilevate nell’acqua e nel cibo, e perfino nell’organismo umano. Ora i ricercatori si chiedono se possano influire sulla salute riproduttiva, proprio mentre i tassi di infertilità continuano ad aumentare a livello globale.

A questa domanda prova a dare una risposta una ricerca del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’Università Statale di Milano, condotta in collaborazione con l’Università di Torino e con i ricercatori della Queen Mary University of London.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Small, ha cercato di rispondere alla domanda se le nanoplastiche possono interferire con il sistema riproduttivo, in particolare con i neuroni che producono l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), fondamentali per l’avvio della pubertà e la fertilità. Per farlo ha utilizzato due linee cellulari consolidate: GT1-7, modello di neuroni GnRH maturi e che secernono l’ormone di rilascio delle gonadotropine, e GN11modello di neuroni GnRH immaturi e che sono in grado di migrare, una caratteristica chiave nello sviluppo fetale del sistema che regola pubertà e fertilità. I risultati mostrano che le nanoplastiche entrano nelle cellule attraverso la membrana cellulare e interferiscono con due funzioni cruciali dei neuroni GnRH: nel modello GT1-7 alterano la normale secrezione ormonale, mentre nel modello GN11 riducono la capacità di migrare.

Inoltre, mediante tecniche di sequenziamento genico, abbiamo osservato che l’esposizione delle cellule GN11 alle nanoplastiche altera l’espressione di geni chiave per il normale sviluppo dei neuroni stessi, facendo quindi ipotizzare che una possibile esposizione a queste particelle possa interferire con il normale sviluppo di questi neuroni e quindi contribuire all’insorgenza di malattie della riproduzione.  

A conferma di questa ipotesi e mettendo in relazione questi risultati con dati genetici umani, ottenuti tramite sequenziamento dell’esoma in pazienti con deficit di GnRH, sono state identificate varianti rare del gene NPAS2 in due pazienti con grave ritardo puberale. Un’indicazione che rafforza l’ipotesi, da verificare con ulteriori studi, che suscettibilità genetica ed esposizioni ambientali possano interagire nel modulare il rischio di alterazioni riproduttive.

La funzione riproduttiva nei mammiferi dipende da un delicato sistema di controllo ormonale, l’asse ipotalamo–ipofisi–gonadi. Al centro di questo sistema ci sono i neuroni che producono l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), fondamentali per l’avvio della pubertà e la fertilità. Alterazioni nello sviluppo o nel funzionamento di questi neuroni possono portare al deficit di GnRH, una condizione caratterizzata da pubertà ritardata e infertilità. Sebbene numerosi siano i geni trovati mutati in queste patologie, le cause genetiche note spiegano solo circa metà dei casi, suggerendo che fattori ambientali possano contribuire alla malattia“, hanno spiegato Federica Amoruso e Alyssa Paganoni del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’Università Statale di Milano e prime autrici dello studio.

Nel complesso, lo studio indica che le nanoplastiche possono agire come nuovi interferenti endocrini, disturbando funzioni essenziali dei neuroni GnRH e potenzialmente contribuendo alla comparsa di disturbi riproduttivi” conclude Anna Cariboni docente del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari e membro del Centro di Ricerca Nemesis della Statale sulle nanoplastiche, coordinatrice dello studio insieme a Roberto Oleari, ricercatore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano.

Fonte Ufficio Stampa Università degli Studi di Milano – 19 febbraio 2026

Ambiente Magazine

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