Intervista a Andrea Bernardi, Ceo Columbus Capital, primo search fund dedicato ad ambiente e rinnovabili

Quanto è sentito il problema del passaggio generazionale nelle nostre PMI del ramo energia e rinnovabili? Che tipo di imprese sono investite da questo problema (tipologia, settore, dimensioni, localizzazione geografica)?

Il tema è molto più rilevante di quanto si pensi e riguarda una parte cruciale della filiera della transizione energetica. In Italia l’ossatura del settore rinnovabili non è fatta da grandi gruppi, ma da migliaia di piccole e medie imprese: installatori, società di manutenzione, ESCo, fornitori di componenti e servizi tecnici. Sono aziende spesso nate dall’intuizione di un imprenditore negli anni del primo sviluppo delle rinnovabili e oggi si trovano con fondatori in età avanzata e senza un ricambio già definito.

Il problema non è solo familiare o societario: ha implicazioni industriali e ambientali. Se queste imprese non riescono a passare di mano in modo ordinato, rischiamo di perdere capacità operative proprio mentre la domanda di energia pulita cresce. Più impianti rinnovabili significa più necessità di manutenzione, aggiornamenti tecnologici, sicurezza e gestione efficiente degli asset. Senza continuità imprenditoriale, si creano colli di bottiglia nella filiera.

Si tratta per lo più di micro e piccole imprese, distribuite in tutto il Paese, con una forte presenza nel Nord e nel Centro, ma anche in aree del Sud dove le rinnovabili hanno avuto uno sviluppo importante. Sono aziende con pochi dipendenti, spesso a conduzione familiare, molto radicate sul territorio e con un portafoglio clienti costruito negli anni.

Quali sono le più importanti competenze in campo energetico che le nostre aziende hanno sviluppato, o stanno sviluppando e che rischiano di andare perdute per effetto della mancata continuità aziendale?

Le PMI della filiera energetica hanno accumulato nel tempo un patrimonio di competenze pratiche e tecniche difficilmente replicabile in tempi brevi. Parliamo di conoscenze legate all’installazione e alla gestione degli impianti, alla manutenzione, alla sicurezza nei cantieri, alla relazione con clienti industriali e istituzionali, ma anche alla gestione delle autorizzazioni e dei contratti.

Oggi queste competenze si stanno evolvendo rapidamente. Le imprese devono confrontarsi con tecnologie sempre più digitalizzate, sistemi di monitoraggio remoto, cybersecurity degli impianti, integrazione con sistemi di accumulo e servizi di efficienza energetica. Questo richiede un salto manageriale oltre che tecnico: capacità di gestire contratti complessi, finanza di progetto, procurement e gestione dei rischi.

Se il passaggio generazionale non avviene in modo strutturato, si rischia di disperdere non solo il know-how, ma anche le relazioni con i clienti e la capacità operativa sul territorio. In un momento storico in cui la transizione energetica richiede velocità e affidabilità, perdere queste competenze significa rallentare l’intero sistema.

I search fund sono una soluzione per risolvere il problema del passaggio generazionale?

I search fund rappresentano una delle possibili risposte, soprattutto per le aziende sane che non hanno un successore interno o che preferiscono non restare in gestione familiare. Il modello prevede un imprenditore-manager supportato da investitori che acquisisce una PMI e ne assume la guida operativa, con un orizzonte di crescita di medio periodo.

Questo approccio consente di evitare situazioni di vendita forzata o di progressivo indebolimento dell’azienda. Al contrario, si punta a garantire continuità, rafforzare la struttura manageriale e accompagnare l’impresa in una nuova fase di sviluppo.

Naturalmente non è una soluzione automatica. Funziona quando c’è una transizione graduale con il fondatore, quando le persone chiave restano in azienda e quando esiste un progetto industriale chiaro. In questi casi il search fund diventa un ponte tra la generazione che ha costruito l’impresa e quella che la porterà nella fase successiva, preservando occupazione, competenze e valore.

Columbus Capital è il primo search fund specializzato nel settore ambiente ed energia. Cosa fa nello specifico e che prospettive può offrire a tante PMI italiane in crisi di successione?

Columbus Capital nasce con l’obiettivo di accompagnare le PMI della filiera energetica e ambientale in una fase delicata della loro vita, quella del passaggio generazionale. L’idea è offrire una continuità imprenditoriale concreta a imprese solide, ma senza un ricambio già definito.

Nel concreto, il nostro intervento si sviluppa su tre direttrici. La prima è garantire stabilità nella guida dell’azienda, evitando che il cambio generazionale si trasformi in una crisi o in una dismissione. La seconda è introdurre una struttura manageriale più evoluta: governance, controllo di gestione, processi commerciali, sicurezza e qualità. La terza è sostenere la crescita, sia attraverso investimenti tecnologici e digitali, sia tramite aggregazioni o espansioni geografiche.

L’obiettivo non è solo economico. Rafforzare queste PMI significa rendere più solida l’infrastruttura operativa della transizione energetica: più manutenzione, più efficienza, più sicurezza, più innovazione. In altre parole, sostenere il passaggio generazionale in questo settore vuol dire contribuire in modo diretto alla decarbonizzazione e alla resilienza del sistema energetico del Paese.

Se vogliamo una transizione davvero sostenibile, non basta installare nuovi impianti: serve anche continuità nelle imprese che li costruiscono e li gestiscono. In questo senso, strumenti come i search fund possono trasformare una fragilità demografica in un’opportunità di rinnovamento industriale e ambientale.

Milano – 16 febbraio 2026

Ambiente Magazine

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