Energia, rifiuti e rinnovabili: come l’Italia può davvero guidare la transizione sostenibile

Intervista di Luciana Francesca Rebonato, direttore editoriale di AMBIENTE Comunità Sostenibili 

Il settore energetico e dei rifiuti in Italia sta vivendo trasformazioni profonde. Dalle rinnovabili agli accumuli, fino alle tecnologie emergenti, l’approfondimento. L’intervista con l’amministratore delegato di AGICI e direttore della R&A Unit Utilities e Rinnovabili esplora strategie e strumenti per guidare aziende e istituzioni verso un futuro più sostenibile e competitivo

AGICI è una “boutique di ricerca e consulenza economico-strategica” nei settori dell’energia, dei servizi pubblici e delle infrastrutture portando avanti osservatori tematici, rapporti annuali e attività di confronto fra operatori. In che modo questi strumenti stanno contribuendo a dare al settore una visione più chiara degli scenari futuri? E quali aree di ricerca ritiene saranno prioritarie nei prossimi anni?

Elettricità, gas, idrico e rifiuti stanno attraversando profonde trasformazioni sotto diversi aspetti. Le dinamiche geopolitiche emergenti impattano sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui relativi costi. Lo sviluppo digitale impone nuovi modelli organizzativi, culturali e di relazione con i clienti. Nell’arena competitiva, aziende di altri settori entrano in quello energetico ed ambientale. Infine, il cambiamento climatico richiede strategie ad hoc e investimenti sui territori. In questo quadro, complesso e dinamico, gli Osservatori AGICI vogliono essere un luogo di studio e di confronto per orientare in modo corretto la bussola strategica delle aziende.

L’Italia si trova oggi a un bivio nella transizione energetica: accelerare sulle rinnovabili – integrandole con accumulo e servizi energetici avanzati -, garantendo al contempo sicurezza della rete e sostenibilità economica. Quali trend emergenti avete individuato nelle vostre analisi R&A?

Come evidenziato in diversi nostri studi, le rinnovabili hanno un duplice beneficio per il Paese. Hanno costi competitivi con le fonti tradizionali, come emerge chiaramente dalle ultime aste del GSE e dalle gare per l’acquisto di elettricità dei consumatori industriali. Inoltre, in una nazione povera di materie prime, le rinnovabili sono una preziosa fonte di diversificazione e di sicurezza degli approvvigionamenti. Gran parte delle rinnovabili hanno carattere non programmabile e questo impone investimenti addizionali in reti e accumuli. Da questo punto di vista, l’Italia ben si presenta a questa sfida, con infrastrutture all’avanguardia a livello mondiale, pompaggi ben sviluppati e meccanismi di remunerazione degli accumuli che hanno suscitato grande interesse del mercato. Ciò non significa che tutto è stato fatto o che si possa abbassare la guardia: si può e si deve migliorare, ma il punto di partenza è certamente soddisfacente.

Il riciclo e la valorizzazione dei rifiuti rappresentano un pilastro della transizione ecologica, ma incontrano ancora limiti di efficienza e marginalità. Quali strategie ritiene più efficaci per trasformare i rifiuti in risorse senza compromettere la sostenibilità economica?

Il settore dei rifiuti è, prima di ogni altra cosa, complesso. Le normative di diverso rango si sovrappongono e intersecano a livello locale, nazionale e internazionale. Le imprese attive sono migliaia. L’attenzione della politica e dell’opinione pubblica sono altissime. Detto questo, le chiavi per districarsi in questo contesto complesso sono due. Lato istituzioni, è prioritaria un’opera di razionalizzazione della normativa. Lato strategia aziendale, il tema dimensionale è fondamentale: i rifiuti sono una materia povera e, per raggiungere efficienza e competitività, le economie di scala e di scopo sono strumenti imprescindibili. Centrale, infine, è il tema della comunicazione. Una comunicazione chiara e capillare che non nasconda i problemi ma li affronti, senza proporre utopie irrealizzabili che creano solo maggiore scontento e diffidenza.

La spinta verso energie pulite richiede ingenti investimenti. Quali sono oggi, secondo lei, le principali barriere finanziarie e regolatorie allo sviluppo delle rinnovabili e come potrebbero essere superate?

Su questo, l’Italia è un Paese attrattivo, molto più di quanto spesso lo si dipinga: le installazioni stanno crescendo, i fondi di investimento internazionali stanno rafforzando la loro presenza, così come gli investimenti esteri stanno diventando sempre più rilevanti. Per rafforzare ulteriormente questo trend positivo occorre agire sulla cornice di policy: meno regole, ma più chiare; meno burocrazia, più velocità.

Guardando al 2030–2035, quali tecnologie o soluzioni ritiene abbiano il maggiore potenziale per trasformare profondamente il settore energetico? E come AGICI sta orientando la propria attività di ricerca per anticipare questi cambiamenti?

La tecnologia è in rapida e costante evoluzione per cui fare previsioni è particolarmente complesso. Ciò premesso, lo sviluppo dei data center impatterà in modo importante sul sistema energetico: sulle reti, sul parco di generazione e, di conseguenza, anche in modo più ampio sul mercato. Su questo, AGICI ha avviato un Osservatorio dedicato, che mette attorno al tavolo operatori data center, utilities, finanza e tecnologia. Tra le novità nelle ricerche AGICI, di particolare importanza è quella legata alle complesse dinamiche di decarbonizzazione dell’industria e al ruolo emergente di tecnologie quali idrogeno, biometano e cattura del carbonio.  Infine, le batterie, vero game changer nello sviluppo delle rinnovabili. Su questo, nel 2026 AGICI avvierà uno studio dedicato al ruolo della flessibilità come leva per la creazione di valore per gli investimenti nelle FER.

Ambiente Magazine

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