Crisi ambientale: il richiamo del Vaticano e la convergenza con il pensiero di Jeremy Rifkin

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere alcune importanti rislessioni di Paolo Marraffa – 5 settembre 2026

Il recente documento Prendersi cura della nostra Casa comune, pubblicato dalla Commissione Teologica Internazionale, definisce la devastazione ambientale come “peccato contro il Creato e contro il Creatore”, riportando la crisi ecologica alla sua dimensione più profonda: non solo un’emergenza tecnica, ma una frattura morale e culturale che coinvolge il rapporto tra l’umanità e la Terra.
Questa impostazione, che si colloca nel solco della Laudato si’, trova una significativa convergenza con le analisi di Jeremy Rifkin, uno dei principali teorici contemporanei della transizione ecologica e della trasformazione dei sistemi socio‑economici. Rifkin, attraverso la teoria della Terza Rivoluzione Industriale e la visione della società a costo marginale zero, sostiene che la crisi ambientale non è un incidente della modernità, ma il risultato di un modello energetico, produttivo e culturale non più sostenibile.
Il documento vaticano e il pensiero di Rifkin condividono un punto essenziale: la crisi ecologica è sistemica. Non riguarda solo l’ambiente, ma il modo in cui le società organizzano energia, economia, tecnologia, relazioni sociali e valori. La distruzione del Creato, nella prospettiva teologica, e il collasso dei sistemi energetici e climatici, nella prospettiva rifkiniana, sono due letture che convergono nel denunciare l’insostenibilità dell’attuale paradigma.
Entrambi i riferimenti sottolineano che la risposta non può limitarsi a interventi tecnici o correttivi. Serve una conversione culturale: per il Vaticano, una conversione ecologica che restituisca sacralità alla Terra; per Rifkin, una trasformazione strutturale verso modelli cooperativi, reti energetiche distribuite, economia circolare e infrastrutture digitali capaci di ridurre drasticamente l’impatto ambientale.
Il documento vaticano richiama inoltre la responsabilità verso i più vulnerabili, evidenziando come la crisi climatica colpisca in modo sproporzionato le popolazioni povere e i territori fragili. Rifkin, da parte sua, evidenzia come la transizione energetica e tecnologica debba essere inclusiva, evitando nuove forme di disuguaglianza e garantendo accesso equo alle risorse e alle infrastrutture.
La convergenza tra queste due prospettive — una teologica e una socio‑economica — rafforza l’urgenza di un impegno collettivo: istituzioni, comunità, enti territoriali, imprese e cittadini sono chiamati a ripensare i modelli di sviluppo, adottare pratiche sostenibili e promuovere una cultura della cura, della cooperazione e della responsabilità intergenerazionale.
La crisi ambientale, come ricorda il documento vaticano, è una ferita morale; come sostiene Rifkin, è un limite strutturale del sistema industriale. Riconoscere questa doppia dimensione permette di affrontare la sfida con maggiore consapevolezza e di orientare le politiche pubbliche verso una transizione che sia insieme etica, tecnologica e sociale.

Articolo di Paolo Marraffa – Divulgatore scientifico

Profilo LinkedIn >>> www.linkedin.com/in/paolomarraffa/

Ambiente Magazine

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