Ieri mattina, 4 settembre, il recupero di una lunga rete abbandonata nei fondali della AMP in foto di copertina e qui sotto, il clean up della spiaggia di Porto Giunco e un workshop sull’impatto del ghost fishing.

Al centro dell’iniziativa il recupero di una lunga rete abbandonata in uno dei siti di immersione più belli della AMP Capo Carbonara, individuata e segnalata nei mesi scorsi dagli operatori diving della AMP, oltre allo smaltimento di diverse reti e nasse più piccole recuperate dal mare nei mesi scorsi e in sosta nella marina di Villasimius. Le operazioni di rimozione in mare delle due reti abbandonate in mare sono state condotte dal 4° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Cagliari e dal Servizio Subacquei dell’Arma dei Carabinieri.
In parallelo, sulla spiaggia di Porto Giunco si è svolta un’attività di clean up coordinata da MEDSEA insieme alla Cooperativa Diomedea assieme al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale che ha fornito supporto logistico alle attività. Una ventina di cittadini e volontari, ritrovati alle ore 9 nella Piazzetta della Marina di Villasimius hanno ripulito alcune aree limitrofe della spiaggia di Porto Giunco e stagno di Notteri.
Nel primo pomeriggio, la rete recuperata al mattino è diventata protagonista di un workshop dedicato al fenomeno del ghost fishing al ristorante Primo Molo – sede della Lega Navale di Villasimius: un momento di approfondimento e sensibilizzazione sull’impatto delle reti abbandonate sugli ecosistemi marini e sulla fauna che vi resta intrappolata, e sulle strategie per prevenirne la dispersione.
L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie al sostegno di Patagonia, storicamente impegnata nella tutela degli ambienti marini e costieri attraverso il proprio programma di grant ambientali. Con GhostNetBusters, Patagonia conferma il proprio impegno concreto a fianco delle realtà locali che lavorano sul campo per la salute del mare, sostenendo un’azione che unisce rimozione diretta dei rifiuti, coinvolgimento della comunità e divulgazione scientifica.
L’azione è stata organizzata dalla Fondazione MEDSEA in collaborazione con l’Area Marina Protetta Capo Carbonara.

«Queste giornate ci consentono, una volta individuato il punto, di tirar su la rete e liberare quel tratto di mare, rendendolo più fruibile per tutte le specie», spiega Valeria Masala, Direttrice dell’Area Marina Protetta Capo Carbonara. «Fortunatamente abbiamo delle collaborazioni con altri enti come la Capitaneria di Porto, la Forestale e il Nucleo dei Sommozzatori dei Carabinieri».
«La Capitaneria di Porto è deputata alla sorveglianza delle aree marine protette, ma da sola non può coprire un territorio così vasto: la collaborazione con Carabinieri, Guardia Forestale e operatori subacquei ci permette di lavorare in sinergia, con un risultato migliore», sottolinea Gabriele Pintus, Capo Sezione Operativa della Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Cagliari.
«La collaborazione tra istituzioni e attori del mare è fondamentale. La Capitaneria di Porto, in base alla legge 394 del ’91 sulle aree marine protette, è deputata alla sorveglianza e al pattugliamento, ma da soli non si può riuscire a coprire un territorio così ampio. La collaborazione tra Carabinieri, Guardia Costiera, Corpo Forestale e operatori del mare ci dà la possibilità di lavorare al meglio, in sinergia, e di portare a termine in sicurezza operazioni come quella di oggi.», spiega Fabio Previti – Carabinieri Nucleo Subacquei di Cagliari
«Le reti fantasma sono una delle minacce più subdole per i nostri mari: continuano a intrappolare pesci, tartarughe e mammiferi marini per anni dopo essere state abbandonate. Con GhostNetBusters vogliamo unire l’azione concreta, il recupero di una rete che da tempo minacciava l’Area Marina Protetta Capo Carbonara, alla sensibilizzazione, coinvolgendo cittadini, istituzioni e partner come Patagonia in un modello di collaborazione che parte dalle Aree Marine Protette, aree di grande pregio ma estremamente vulnerabili.», conclude Francesca Frau – Presidente Fondazione MEDSEA e biologa marina.
Per MEDSEA, tuttavia, l’azione non si conclude qui. GhostNetBusters rientra infatti nel progetto A caccia di reti fantasma, che punta a intervenire soprattutto sulla rimozione delle ghost net nelle Aree Marine Protette, ambienti particolarmente fragili nei quali l’impatto di questi attrezzi da pesca abbandonati può risultare ancora più grave.



