Si è tenuto nei giorni scorsi l’annuale convegno di AIAS (Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile). Dall’appuntamento emerge la necessità di trasformare la transizione verso l’agrivoltaico sostenibile in un percorso partecipato per i territori, con un mutuo dialogo tra imprese, comunità e istituzioni (immagine di copertina).
Bologna, aprile 2026 – Si è svolto nei giorni scorsi a Bologna il convegno annuale di AIAS (Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile) dal titolo “Per un ecosistema dell’agrivoltaico sostenibile”, con il patrocinio del Comune di Bologna, di Regione Emilia Romagna, di ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, di INU – Istituto Nazionale di Urbanistica, di IN/ARCH – Istituto Nazionale di Architettura, di ANCI e ANCI Emilia Romagna.
Al centro dell’appuntamento – alla presenza di istituzioni, professionisti, ricercatori e imprese – il ruolo dell’agrivoltaico sostenibile come possibile risposta concreta alla necessità di un’autonomia energetica italiana e alle sempre più incalzanti sfide della crisi climatica in atto.

La rivoluzione energetica parte dai campi
I lavori del convegno, aperti dalla moderazione di Alessandra Scognamiglio (in foto), Presidente AIAS e Coordinatrice della Task Force Agrivoltaico Sostenibile di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dall’introduzione di Anna Lisa Boni (Assessora del Comune di Bologna, Relazioni internazionali e cooperazione, cabina di regia fondi europei, missione clima 2030: neutralità e transizione, fondo riparazione e adattamento climatico, progetto Portici Unesco), hanno evidenziato come la svolta nella progettazione delle infrastrutture agrivoltaiche sostenibili risieda nell’abbandonare la logica dell’impatto e della “compensazione” per approdare a progetti che siano davvero strumento trasformativi capaci di generare ricadute positive dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
Solo questo permetterà la piena integrazione e accettazione sociale di uno strumento prezioso per la produzione energetica interna, anche alla luce della fragilità che l’Italia e l’Europa stanno dimostrando nel più recente periodo, come sottolineato nel corso del convegno da Vincenzo Colla, Vicepresidente e Assessore a Sviluppo economico e green economy, Energia, Formazione professionale, Università e Ricerca, Relazioni internazionali. Questo in un contesto in cui la tecnologia agrivoltaica non è in contrapposizione all’agricoltura, ma ne diventa un fondamentale alleato. Proteggere le colture dai sempre più frequenti eventi climatici estremi (grandine, in primis, senza dimenticare la siccità e le piogge anomale), attraverso l’installazione di pannelli agrivoltaici, permette agli agricoltori di diversificare il proprio reddito senza rinunciare alla qualità delle produzioni agricole.
La chiave di volta nella gestione dei processi di governance
Come emerso anche dalle parole di Claudia Romano, Dirigente Settore Energia e transizione ecologica delle imprese, Regione Emilia-Roma, in Italia appare evidente la necessità di superare criticità legislative importanti nel dialogo tra Stato e Regioni. Spesso le norme nazionali presentano infatti definizioni che non tengono conto delle specificità locali (ad esempio per quanto concerne l’inclusione delle aree UNESCO) creando così problemi applicativi, che costringono le regioni ad adottare interpretazioni iper-cautelative che rischiano di rallentare il processo di innovazione del Paese. È quindi fondamentale una collaborazione reale e un dialogo aperto tra imprese, istituzioni e cittadinanza.
Il vero punto di “messa a terra” delle leggi nazionali e regionali è rappresentato dai Comuni, enti che spesso subiscono il primo contraccolpo quando si parla di accettabilità sociale da parte dei cittadini, come raccontato da Monica Cinti, Sindaca di Monte San Pietro Provincia (BO) e Coordinatrice Energia e Ambiente Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) Emilia-Romagna e Benedetta Brighenti, Presidente Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile (AESS) e Direttrice Generale della Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche Locali (RENAEL). Anche Mauro Sarrica, Professore ordinario di Psicologia Sociale, Università di Padova & Centro Interuniversitario di Ricerca di Psicologia Ambientale (CIRPA) ha sottolineato come, per vincere la diffidenza dei territori, la progettazione debba essere partecipata, considerando la comunità come stakeholder.
Affinché l’agrivoltaico sostenibile trovi un definitivo spazio positivo nel dibattito pubblico, prima ancora che nelle campagne, è tuttavia importante mantenere al centro una buona progettazione, consapevole e rispettosa del paesaggio, come sottolineato nel corso del Convegno da Gioia Gattamorta, Presidente Istituto Nazionale di Architettura (IN/Arch) Emilia-Romagna. “L’agrivoltaico sostenibile non è solo unire produzione energetica e agricola, ma un vero ‘progetto di territorio’ che coinvolge le attività produttive locali, gli agricoltori, gli investitori del settore energetico ma anche le realtà territoriali: chi ospita fisicamente gli impianti e chi ha il compito di pianificarne l’inserimento” ha raccontato Simona De Iuliis, ENEA, Responsabile Supporto Tecnico Strategico, Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili.
Dal progetto al campo: gli studi e le implementazioni
Una vasta ricerca portata avanti nel corso di cinque anni e presentata nel keynote speech di Filippo Lafleur (LAND), ha dimostrato che la Pianura Padana, oggi toccata da una forte banalizzazione del suolo, conserva in sé un enorme potenziale che vale la pena esplorare. Ad esempio, a Castelguglielmo (Rovigo) si sta riqualificando un impianto agrivoltaico di 24 ettari già esistente, non limitandosi a compensare i danni ambientali causati dalla produzione di energia, ma usando il progetto agrivoltaico come leva per ripristinare l’ecologia all’interno del sito stesso. L’impianto avrà aree umide per la biodiversità e aree di sosta integrate per favorire il cicloturismo locale, così da restituire spazio alla comunità.
Un esempio di questa virtuosa integrazione è emerso anche nel corso della tavola rotonda “Unire i puntini: qualità del progetto, paesaggio, beneficio pubblico e concertazione pubblico-privato per l’ecosistema dell’agrivoltaico“. Enrico Piraccini, Head of Energy Innovation, Hera, Clust-ER Greentech Emilia-Romagna, ha illustrato come a Faenza sia in corso la realizzazione di un impianto “Energy Park” che affiancherà a sette ettari di agrivolatico ben 15 ettari di urban forest ad altissima densità arborea (più di 27 mila piante in alcuni lotti, progettati utilizzando il metodo giapponese Miyawaki), supportati dal rigoroso monitoraggio dell’Università di Bologna, con l’obiettivo di misurare e mappare il reale incremento di biodiversità vegetale e animale.“Momenti come quelli del nostro convegno annuale o dei ‘Convivi agrivoltaici’, ovvero eventi formativi itineranti volti a promuovere la cultura dell’agrivoltaico sostenibile, hanno in primis il ruolo di aprile la nostra associazione alla comunità, stimolando un dialogo costruttivo e trasparente. Siamo felici e orgogliosi della grande partecipazione riscontrata in questa ultima edizione, testimonianza del crescente interesse intorno al mondo dell’agrivoltaico sostenibile” commenta Alessandra Scognamiglio.
A proposito di AIAS
Fondata nel 2022, AIAS – Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile è un’associazione senza scopo di lucro presieduta da ENEA e strutturata come una rete nazionale che coinvolge oltre 100 membri tra centri di ricerca, università, aziende agricole, operatori energetici e istituzioni pubbliche. AIAS promuove lo sviluppo dell’agrivoltaico sostenibile in Italia attraverso attività di ricerca, supporto ai processi normativi, sensibilizzazione e diffusione di buone pratiche. L’associazione è inoltre impegnata nella definizione di standard condivisi di settore e nell’informazione rivolta a stakeholder e decisori pubblici.
Fonte Disclosers – Ufficio stampa – 20 aprile 2026


