Il 67% degli italiani chiede più protezione per la fauna selvatica, solo il 5% maggiore libertà di cacciare. Il secondo capitolo della nuova ricerca Ipsos Doxa* per Fondazione Capellino mostra un orientamento condiviso che attraversa destra, centro e sinistra. Per la Fondazione, il DDL Caccia non ascolta questa richiesta e va nella direzione opposta.
Genova, 23 settembre 2026 – Quando si parla di caccia e natura, le appartenenze politiche lasciano spazio a un sentimento largamente condiviso: proteggere la fauna selvatica e conservare la biodiversità. È questo il messaggio centrale del secondo capitolo della ricerca Ipsos Doxa per Fondazione Capellino, dedicato alla riforma della normativa venatoria. Non una contrapposizione tra elettori di destra e di sinistra, ma una convergenza sulla necessità di tutelare un patrimonio comune.
Dopo aver fotografato, nel primo capitolo, l’atteggiamento degli italiani verso la caccia e la biodiversità, l’indagine entra nel merito delle scelte legislative. Il quadro che emerge è chiaro: la maggioranza degli italiani non chiede una liberalizzazione della caccia, ma un rafforzamento delle tutele per la fauna selvatica. Un orientamento di cui la politica dovrebbe tenere conto e che, secondo Fondazione Capellino, il DDL Caccia non recepisce.
UNA RICHIESTA CHE ATTRAVERSA GLI SCHIERAMENTI
A livello nazionale, il 67% degli italiani ritiene che il Governo dovrebbe adottare norme per una maggiore tutela della fauna selvatica, riducendo la libertà di cacciare. Soltanto il 5% chiede, al contrario, maggiore libertà di esercitare la caccia e meno tutele per la fauna. Includendo chi considera adeguate le norme attuali, raggiunge l’83% la quota di chi si riconosce in un rafforzamento o nel mantenimento delle tutele, non nel loro allentamento.
Questa richiesta di protezione è maggioritaria in tutti gli elettorati riportati nell’indagine. A chiedere al proprio partito norme più favorevoli alla tutela della fauna sono il 62% degli elettori della Lega, il 61% di FI+NM, il 60% di FDI e il 51% di FN. Lo stesso orientamento raggiunge l’89% tra gli elettori di AVS, l’81% del PD e l’80% del M5S, ed è condiviso dal 74% dell’area riformista e dal 73% dell’area centrista.
Le percentuali differiscono, ma la direzione è comune. La protezione della natura non è una bandiera di schieramento: è un’aspettativa diffusa tra cittadini con orientamenti politici diversi. Il punto, per Fondazione Capellino, non è dunque contrapporre gli elettorati, ma chiedere alla politica di riconoscere questa convergenza e tradurla nelle proprie decisioni. Sul DDL Caccia, invece, emerge una distanza tra ciò che la maggioranza dei cittadini chiede e la direzione della riforma.
LE MODIFICHE PROPOSTE NON CONVINCONO GLI ITALIANI
La ricerca ha sottoposto agli intervistati le principali modifiche che il DDL Caccia introdurrebbe rispetto alla normativa attuale. Il risultato è una contrarietà maggioritaria a tutte le misure considerate, con giudizi negativi compresi tra il 67% e il 78%.
Tra gli interventi valutati figurano l’ampliamento dei periodi e delle aree di caccia, le modifiche relative a tecnologia e orari, la privatizzazione della caccia, l’incremento del numero di specie cacciabili, il rapporto tra pareri scientifici e poteri decisionali e le sanzioni per chi protesta.
Il giudizio complessivo conferma questo orientamento: un italiano su due ritiene che, se approvato, il DDL peggiorerebbe la normativa attuale sulla caccia, mentre soltanto il 18% pensa che la migliorerebbe.
IL RISPETTO DELLE REGOLE EUROPEE DEVE CONTARE NELLE DECISIONI
Un ulteriore elemento riguarda il rapporto tra la riforma e la normativa europea. Il 75% degli italiani ritiene che l’eventuale rischio di procedure di infrazione e sanzioni economiche a carico dell’Italia dovrebbe influenzare le decisioni del Governo, qualora la nuova normativa fosse ritenuta non conforme alle regole europee sulla tutela della biodiversità.
CHI DEVE DECIDERE SULLA FAUNA?
L’indagine evidenzia anche una precisa aspettativa sul ruolo dei soggetti chiamati a intervenire nella gestione della fauna selvatica e nella regolamentazione dell’attività venatoria.
ISPRA è il soggetto indicato più frequentemente, con il 45% delle risposte, seguito dalle associazioni ambientaliste (22%), dal Governo (20%), dalle Regioni (19%) e dagli enti locali (19%). Le associazioni venatorie sono indicate dall’8% degli intervistati.
Anche nella definizione delle priorità ambientali, la tutela della fauna e della natura occupa il primo posto: il 60% indica i diritti della fauna selvatica e della natura tra gli elementi da considerare maggiormente nelle decisioni, davanti alle posizioni espresse dalla comunità scientifica (38%) e ai diritti delle future generazioni (33%). Il punto di vista dei cacciatori è indicato dall’8%.
PIER GIOVANNI CAPELLINO: «LA NATURA NON HA COLORE POLITICO. PROTEGGERLA È UNA RESPONSABILITÀ COMUNE»
«Quando si parla di caccia e natura, non ci sono due Paesi contrapposti, uno di destra e uno di sinistra. C’è un sentimento largamente condiviso che attraversa le appartenenze politiche e chiede di proteggere la fauna selvatica e conservare la biodiversità. È questo il dato che la politica dovrebbe ascoltare e tradurre in scelte concrete. Con il DDL Caccia, invece, non lo sta facendo», dichiara Pier Giovanni Capellino, Fondatore e Presidente di Fondazione Capellino.
«La fauna selvatica è un patrimonio di tutti, non una proprietà di qualcuno. Una legge che riguarda la natura deve rispondere all’interesse generale, non alle richieste di una minoranza. Qui non si tratta di dare ragione a uno schieramento contro un altro: si tratta di riconoscere ciò che accomuna la maggioranza dei cittadini, anche quando votano partiti diversi. Una riforma si giudica dagli effetti che produce. Se indebolisce le tutele mentre il Paese chiede di rafforzarle, la politica sta andando nella direzione opposta a quella indicata dai cittadini. Proteggere la biodiversità non è una concessione né una scelta di parte: è una responsabilità comune».
Nota: l’indagine Ipsos Doxa per Fondazione Capellino su Caccia, Biodiversità, Riforma della Normativa Venatoria, Effetti sul Consenso Elettorale è articolata in quattro capitoli, diffusi progressivamente. Il calendario dei rilasci prevede: 16 settembre, 23 settembre, 30 settembre (l’intenzione di voto nel CDX e astenuti se approvato il DDL Caccia) 7 ottobre 2026 (nel CSX)
*Sondaggio realizzato da Ipsos Doxa per Fondazione Capellino presso un campione proporzionale della popolazione italiana maggiorenne per quote di genere, età, livello di scolarità, condizione occupazionale, area geografica di residenza e dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate 7002 interviste (su 28.542 contatti), condotte online con metodo CAWI tra il 28 luglio e il 4 agosto 2026.
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