Uno studio internazionale, al quale ha partecipato l’Università Statale di Milano, ha rivisto la classificazione del proteo, l’iconico anfibio che abita le acque sotterranee del Carso, tra Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Italia e Slovenia, riconoscendo nove specie distinte anziché una sola. Tra queste si descrive per la prima volta una nuova specie italiana: il Proteus maurii, dedicata al naturalista Edgardo Mauri. La nuova classificazione potrà contribuire alla definizione di strategie di conservazione mirate. Lo studio è stato pubblicato su Amphibia-Reptilia. Nell’immagine di copertina un individuo adulto di Proteus maurii fotografato in ambiente superficiale. Si noti la colorazione dorata e l’aspetto robusto (foto di Benedetta Barzaghi).

Milano, 9 settembre 2026 – Corpo depigmentato, piccoli arti e una vita trascorsa prevalentemente nelle caverne: il proteo, conosciuto anche come “pesce umano”, è uno degli animali cavernicoli più iconici al mondo. Vive nei fiumi e nei laghi sotterranei del Carso dinarico, tra Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Italia e Slovenia, ed è noto per la sua eccezionale longevità, che può superare il secolo.
Nonostante circa 350 anni di studi scientifici e i numerosi indizi dell’esistenza di importanti differenze tra le popolazioni, il proteo è stato tradizionalmente considerato un’unica specie, Proteus anguinus, con l’eccezione di una forma scura presente in una sorgente carsica slovena.
Ora un gruppo internazionale di ricercatori, guidato da Christophe Dufresnes, erpetologo del Museo nazionale di Storia naturale di Parigi, al quale hanno partecipato anche Raoul Manenti, docente di del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e Benedetta Barzaghi, ricercatrice e speleologa dell’Università degli Studi di Milano, ha riunito e confrontato i dati disponibili sull’evoluzione, le caratteristiche genetiche e fisiche, la distribuzione geografica e gli habitat delle diverse popolazioni di Proteus, ricostruendo anche la storia della loro classificazione scientifica.
Da questo studio, pubblicato sulla rivista Amphibia-Reptilia, è emerso che le popolazioni finora considerate parte di un’unica specie presentano in realtà differenze tali da poter essere riconosciute come nove specie distinte, tre delle quali vengono descritte e nominate per la prima volta.
Particolarmente rilevante è il riconoscimento come specie a sé della popolazione italiana, che vive nel Carso Classico. Descritta con il contributo dei ricercatori dell’Università Statale di Milano, la nuova specie è stata denominata Proteus maurii in onore del naturalista Edgardo Mauri, per il suo lungo impegno nello studio e nella conservazione del proteo.
Un risultato che mette in luce non solo una diversificazione evolutiva eccezionale tra gli anfibi europei, ma anche la vulnerabilità delle specie riconosciute: tutte occupano aree relativamente ristrette e alcune sono confinate a singoli sistemi di acque sotterranee.

“Riconoscere e formalizzare questa diversità è importante non soltanto dal punto di vista tassonomico, ma anche per sviluppare strategie di conservazione adeguate alle singole popolazioni” spiega Benedetta Barzaghi.
“Questa revisione fornisce una base aggiornata per le future ricerche evolutive, ecologiche e di conservazione e individua alcune aree ancora poco esplorate, ma potenzialmente adatte alla presenza del proteo. Non è quindi escluso che nelle acque sotterranee del Carso dinarico rimangano popolazioni ancora sconosciute», aggiunge Raoul Manenti. “Ci auguriamo inoltre che il riconoscimento della specie del Carso Classico possa contribuire a rafforzare il dialogo e le collaborazioni con istituti di ricerca, enti e realtà locali, mettendo in comune competenze e conoscenze per la tutela e la conservazione del proteo”.
Fonte Ufficio Stampa Università degli Studi di Milano
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