EPR e fine vita del tessile: la svolta della responsabilità estesa del produttore

Il dibattito sulla transizione ecologica del comparto moda si concentra sempre più sull’introduzione del sistema EPR (Extended Producer Responsibility).
Questa normativa segnerà il passaggio definitivo dal modello lineare a quello circolare, trasferendo i costi di gestione dei rifiuti dai Comuni ai produttori.

Ogni anno in Europa vengono prodotte circa 12 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. L’accelerazione del fast fashion ha trasformato i capi d’abbigliamento in beni quasi usa e getta, scaricando i costi della raccolta e dello smaltimento sulla collettività. L’estensione del principio di Responsabilità Estesa del Produttore al settore tessile punta a correggere questo squilibrio, applicando il principio europeo del “chi inquina paga”.

Cosa prevede il nuovo sistema

I marchi, i produttori e gli importatori che immettono per primi i prodotti sul mercato europeo saranno chiamati a finanziare l’intero ciclo di post-consumo dei propri articoli. Nello specifico, dovranno sostenere i costi relativi a:

  • Raccolta differenziata e selezione dei capi d’abbigliamento usati;
  • Operazioni di preparazione al riutilizzo e riparazione;
  • Processi di riciclo e valorizzazione delle fibre tessili.

La chiave dell’eco-modulazione

Il sistema non imporrà una tassa piatta, ma introdurrà meccanismi di eco-modulazione del contributo ambientale. Le aziende che progettano capi più durevoli, facilmente riparabili e pronti per essere riciclati a livello industriale beneficeranno di tariffe ridotte.
Al contrario, chi continuerà a produrre capi multimateriale non separabili o di scarsa qualità affronterà costi sensibilmente più alti.

Nota sul contesto italiano: Sebbene la raccolta differenziata dei rifiuti tessili sia obbligatoria in Italia dal 1° gennaio 2022, si attende ancora il decreto attuativo nazionale per rendere pienamente operativo il sistema dei contributi EPR.

Si ritiene che l’EPR rappresenti un’opportunità strategica straordinaria, a patto che vengano garantiti controlli rigorosi e la massima trasparenza. La nostra attenzione si concentra su due aspetti chiave:

  • Destinazione reale delle risorse: I contributi versati dai produttori devono finanziare in modo diretto la filiera del riciclo e lo sviluppo di tecnologie di recupero, evitando dispersioni burocratiche.
  • Valorizzazione della qualità: Il sistema deve premiare chi già progetta in ottica di economia circolare, evitando che i costi vengano semplicemente trasferiti sui prezzi al consumo senza innescare un reale cambiamento industriale.

Fonte: Assoutenti – News ASTRI 19 luglio 2026

Ambiente Magazine

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