Uno studio sulle scelte di voto in 25 paesi europei mostra che una giornata di caldo estremo aumenta del 7,2% la probabilità di provare preoccupazione per il riscaldamento globale, del 3,2% il sentimento di responsabilità per il clima e del 5% la propensione al voto per i partiti verdi

Provare sulla propria pelle gli effetti delle ondate di calore aumenta non solo la preoccupazione per le conseguenze del cambiamento climatico, ma anche la propensione a votare per partiti che propongono politiche a favore dell’ambiente. I più influenzati sono in particolare gli uomini con un basso livello di istruzione, di norma il segmento meno propenso a votare i partiti verdi. Ma questi impatti dipendono anche dal contesto territoriale e sono meno marcati nelle regioni meno sviluppate e in quelle più industrializzate.
È il quadro che emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS che ha indagato le conseguenze delle ondate di caloresulla percezione del cambiamento climatico e sulle scelte di voto in 25 paesi europei nell’arco di dieci anni.
“Fare esperienza diretta delle ondate di calore ha un potente significato simbolico che permette alle persone di entrare in contatto con le conseguenze del cambiamento climatico”, spiega Raya Muttarak, professoressa al Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati” dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “I risultati che abbiamo ottenuto mostrano che esiste una forte associazione tra l’esposizione agli eventi climatici estremi e la preoccupazione per il riscaldamento globale, la responsabilità percepita per i mutamenti del clima e la propensione a votare per partiti che propongono politiche a favore dell’ambiente”.
Dall’analisi emerge che vivere una giornata di caldo estremo aumenta del 7,2% la probabilità di provare preoccupazione per il cambiamento climatico, del 3,2% il sentimento di responsabilità per il clima e del 5% la propensione al voto per partiti verdi.
Questi effetti emergono soprattutto tra i gruppi demografici che hanno in genere una bassa preoccupazione per il clima e uno scarso interesse per coalizioni politiche che propongono politiche a favore dell’ambiente, in particolare gli uomini con un basso livello di istruzione.
“Queste differenze socioeconomiche possono essere spiegate dal diverso livello di attenzione per queste tematiche, legato anche a diverse priorità a livello economico e ambientale”, dice Jacopo Bassetto, già ricercatore all’Alma Mater, oggi all’Universitat Pompeu Fabra, primo autore dello studio. “Soprattutto tra le persone meno coinvolte nel dibattito sul cambiamento climatico, l’esperienza diretta di eventi estremi come le ondate di calore ha un impatto molto rilevante nel generare preoccupazione e spingere all’azione”.
Gli studiosi sottolineano anche differenze importanti a livello territoriale: l’influenza degli eventi climatici estremi sembra infatti essere più limitata nelle regioni più povere e in quelle in cui le emissioni di gas inquinanti sono sopra la media. Per questo è importante che le scelte politiche di contrasto al cambiamento climatico tengano conto anche dei possibili effetti negativi sulle economie locali.
“L’esperienza diretta degli effetti del cambiamento climatico può contribuire a ridurre il divario tra gruppi sociali più e meno coinvolti nel sostegno all’ambiente”, conferma Muttarak. “Ma è importante integrare le politiche per il clima con scelte più ampie, che tengano conto delle disuguaglianze sociali ed economiche presenti nei diversi territori”.
Lo studio è stato pubblicato su PNAS con il titolo “Heterogeneous impacts of temperature extremes on climate attitudes and Green voting”. Per l’Università di Bologna ha partecipato Raya Muttarak del Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”.
Fonte Ufficio Stampa Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – 28/10/2026