Retorica della guerra (e della pace)
Tra regolazione del diritto e uso della forza. Se ne discute nell’ambito del convegno “Giornate tridentine di retorica”. Il 4 e 5 settembre al Palazzo di Giurisprudenza due giornate di riflessione e dibattito sul tema del linguaggio come strumento di scontro o di costruzione della pace
Come si costruisce la narrazione di un conflitto? In che modo la parola può diventare un’arma per legittimare la forza o, al contrario, uno strumento per negoziare la pace? Per rispondere a questi interrogativi e analizzare il peso del linguaggio nelle dinamiche internazionali il Centro interuniversitario di Studi sulla retorica (Cirhet) del Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento organizza la ventiquattresima edizione delle Giornate tridentine di Retorica.
Promosso in collaborazione con gli atenei di Bologna e Palermo, il convegno dal titolo “Retorica della guerra (e della pace). Tra regolazione e uso della forza” si svolge venerdì 4 e sabato 5 settembre.
Docenti, studiosi e studiose di retorica provenienti da tutta Italia e da diversi ambiti disciplinari si confrontano sul linguaggio della guerra e della pace e sulle forme retoriche attraverso le quali queste realtà vengono costruite e comunicate. Un percorso multidisciplinare che esplora l’intreccio profondo tra parola, potere e violenza, in un percorso d’indagine che spazia dall’antichità classica alla stretta attualità. Nel loro insieme, i lavori si interrogano su come le parole possano preparare, giustificare o rendere visibile la guerra, ma anche sul loro contributo alla costruzione della pace e di forme non conflittuali di convivenza.
Il programma
I lavori iniziano venerdì 4 settembre alle 14.30 con una prima sessione di interventi. L’analisi prende le mosse dalle radici del pensiero occidentale, approfondendo la figura di Tersite, l’antieroe dell’Iliade, il primo grande contestatore del potere dei capi, prosegue approfondendo il lessico politico di Aristotele su pace e conflitto interno. Spazio poi alla riflessione teologica medievale di Agostino d’Ippona e Bernardo di Chiaravalle, fino ad arrivare alle intuizioni di Alberico Gentili sul tema dello ius post-bellum e delle condizioni discorsive per la pace. Un’ampia parte viene dedicata anche ai linguaggi d’arte e alla letteratura, esaminando la contro-retorica della guerra nella narrativa resistenziale di Beppe Fenoglio e Luigi Meneghello, il concetto di forza a partire dalle riflessioni di Simone Weil e l’esplorazione visiva della violenza nel cinema d’autore di Jean-Luc Godard.
Si prosegue sabato 5 settembre dalle 8.45 con la presentazione delle ultime relazioni. Tra i temi trattati, il ruolo delle istituzioni e della propaganda nel dibattito pubblico attuale. Focus sull’uso dei termini bellici nel diritto penale, sul linguaggio giuridico legato alle migrazioni e alla narrazione della minaccia, e sulle metafore utilizzate nei discorsi ufficiali del Quirinale e della Santa Sede. L’attenzione si sposta infine sui conflitti contemporanei, con una disamina critica dei luoghi comuni e degli slogan nella narrazione del conflitto israelo-palestinese, affiancata da approfondimenti sul ruolo del silenzio e sul paradigma del riconoscimento dell’altro.
Le due giornate si aprono con le relazioni plenarie di Filippo Ruschi dell’Università di Firenze e Salvatore Di Piazza dell’Università di Palermo, rispettivamente filosofo del diritto e filosofo del linguaggio. È inoltre previsto un intervento in ricordo di Bruno Capaci, studioso di retorica e italianista scomparso un anno fa, che ha offerto un contributo significativo agli studi del settore.
Il convegno si svolge nella sala conferenze Fulvio Zuelli al Palazzo di Giurisprudenza (Trento – Via Verdi, 53).
Maggior informazioni sono disponibili all’indirizzo: https://eventi.unitn.it/it/node/3448