Tutela della fauna azzerata e fondi pubblici dilapidati per un disservizio, pur di accontentare le frange più estreme del mondo venatorio
Milano, 1 Settembre 2026 – Mentre si sognano reti da uccellagione, richiami vivi e specie protette a cui sparare, a pochissimi giorni dalla preapertura della stagione prevista per il 3 settembre, il territorio regionale assiste al caos totale: migliaia di cacciatori lombardi (in alcune aree si parla della quasi totalità) non hanno ancora ricevuto il tesserino venatorio, documento indispensabile per esercitare legalmente l’attività.
Si tratta di un fallimento organizzativo che non rappresenta soltanto una figuraccia burocratica, ma un palese spettacolo di sperpero. La Regione Lombardia ha finanziato infatti appalti per la stampa e la spedizione direttamente e comodamente a casa con ricevuta di ritorno dei documenti autorizzativi obbligatori per i cacciatori – mentre in altre Regioni è il cacciatore a ritirarli di persona – per poi ritrovarsi il giorno prima senza il servizio garantito. Di fronte all’incapacità di gestire i tempi di consegna, la risposta istituzionale non è stata la sospensione o il rinvio della preapertura – scelta di responsabilità e cautela imposta dal buonsenso – ma la solita rincorsa alla deroga.
Gli uffici territoriali si sono trovati costretti a improvvisare il rilascio di “tesserini duplicati” o “documenti provvisori sostitutivi”. Ma cosa accadrà quando il tesserino ordinario arriverà per posta a chi ne ha già ottenuto uno eventuale sostitutivo?
Mentre la Giunta si dimostra solerte nel rincorrere le richieste più estreme – dalle deroghe per sparare alle specie protette ai tentativi di riaprire i roccoli fino alla sanatoria dei richiami vivi – non è in grado di garantire neppure i servizi base. Per coprire il disservizio si ricorre persino a rassicurazioni della politica, che promette “di informare tempestivamente gli organi di controllo della situazione in essere, affinché nessuno incorra in sanzioni” un’interferenza inaccettabile che pretende di sostituire la legge con la propaganda.
La gestione della caccia in Regione Lombardia raggiunge così un nuovo punto di caduta istituzionale: non bastava la preapertura del 3 settembre, un ulteriore accanimento contro gli animali selvatici, già provati da un caldo eccezionale per intensità e durata e da incendi.
La Regione non ha ancora fornito risposte chiare, ufficiali ed uniformi neanche per smentire le false voci secondo cui la sola ricevuta di pagamento dell’ATC o del CAC basterebbe. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una politica venatoria squilibrata, orientata esclusivamente a soddisfare i desiderata di una parte a scapito del patrimonio naturale di tutti i cittadini e del rispetto del diritto amministrativo.
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