I dati definitivi del 2025 del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, confermano un quadro ancora fortemente critico per la qualità dell’aria nelle aree urbane del Paese.
Nonostante alcuni segnali di lieve miglioramento delle medie annuali in singoli contesti, l’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli di inquinanti nocivi resta elevata e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica.
L’utilizzo di combustibili fossili per gli impianti di riscaldamento, il trasporto su strada ed il trasporto marittimo costituiscono la causa principale di questa situazione, mentre determinano anche la produzione di gas climalteranti. Intervenire per ridurre drasticamente le emissioni inquinanti avrebbe un effetto positivo anche in termini di emissioni di gas serra.
L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia, in quanto responsabile dell’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno nel mondo oltre sette milioni di persone muoiono prematuramente a causa dell’aria inquinata mentre l’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che solo nel nostro Paese l’esposizione agli inquinanti atmosferici provochi decine di migliaia di decessi prematuri all’anno.
A fine 2024 è stata pubblicata la Direttiva europea sulla Qualità dell’Aria n.2881/2024, che stabilisce i nuovi limiti in vigore dal 1° gennaio 2030. Tali limiti si avvicinano a quelli raccomandati dall’OMS per tutelare la salute umana per i principali inquinanti. Gli Stati membri hanno tempo fino a dicembre 2026 per recepire la Direttiva, ma è indispensabile agire da subito per garantire la riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico e salvaguardare la salute delle persone. I cittadini di oggi devono avere lo stesso diritto dei cittadini del 2030 a respirare un’aria che non li faccia ammalare.
In Francia, dove la situazione è migliore che in Italia, l’ADEME (Agenzia francese per la transizione ecologica) sta supportando fin d’ora le collettività locali ad agire sul trasporto stradale, i riscaldamenti e l’agricoltura, per essere nelle condizioni di rispettare i nuovi limiti nel 2030.
“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare.” (Laudato sì, Enciclica di Papa Francesco, 2015)
Il progetto “CAMBIAMO ARIA”
Il progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane” ha analizzato in modo sistematico i dati ufficiali delle reti regionali di monitoraggio delle ARPA/APPA, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con i limiti normativi attuali (D.Lgs.155/2010), con quelli più stringenti fissati dalla Direttiva europea n. 2881/2024, che entreranno in vigore dal gennaio 2030 e con i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Linee Guida 2021), con l’obiettivo di fornire uno strumento di conoscenza e di pressione civica a tutela della salute collettiva.
Sono stati rilevati mensilmente nei siti delle ARPA/APPA competenti per territorio e, quando i dati non erano presenti online, richiedendoli alle medesime Agenzia, che hanno assicurato fattivamente la loro collaborazione, i dati relativi a 57 stazioni di monitoraggio (di traffico e di fondo) in 27 città italiane (Torino, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Trento, Trieste, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Prato, Terni, Ancona, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania, Messina, Palermo, Cagliari).
Sono stati prodotti complessivamente quasi 500 grafici e tabelle interattive, rendendo disponibili tutte le informazioni raccolte in modo riepilogativo complessivo, per inquinante, per mese dell’anno e per città; da ciascun tabella/grafico è possibile scaricare i dati per eventuali rielaborazioni ed approfondimenti.
I dati chiave del 2025
L’analisi complessiva dei dati mostra che neppure la normativa attuale è rispettata in tutte le città: una città supera i valori massimi per la media annua di PM10, sette per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; quattro città superano il limite annuale per il biossido di azoto.
Considerando i limiti previsti dalla nuova Direttiva UE, per quanto riguarda la media annuale, 21 li superano per il PM10, 25 per il PM2,5 e 24 per il biossido di azoto. Per quanto riguarda o i limiti giornalieri, tra le 27 città monitorate 16 li superano per il PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono. Solo tre città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva UE per uno di questi quattro inquinanti.
Particolato (PM10, PM2,5)
L’Istituto Superiore di Sanità definisce il PM10 come frazione toracica in quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea (localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio), mentre il PM2,5 è chiamato anche frazione respirabile, in quanto queste particelle più piccole possono invece arrivare in profondità nei polmoni e passare nel circolo sanguigno. Le particelle fini (PM2,5) sono particolarmente dannose perché possono penetrare la barriera emato-encefalica.
L’esposizione a sostanze inquinanti, come il PM2,5, può alterare le connessioni tra i neuroni, influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. L’inquinamento può rallentare lo sviluppo cerebrale e portare a ritardi cognitivi a lungo termine.
Il particolato è originato da varie fonti di inquinamento (impianti di riscaldamento, attività industriali, attività agricole, traffico, ecc.
PM10: superamenti ancora diffusi
Nel 2025 il PM10 continua a rappresentare un problema strutturale:
- Palermo, Napoli e Milano superano i limiti attuali, il capoluogo etneo per la media annua e i primi tre anche per il numero di superamenti del limite giornaliero;
- 21 città (41 stazioni) superano i limiti previsti dalla nuova Direttiva europea per la media annua, e 16 (32 stazioni) i limiti giornalieri;
- 54 stazioni di monitoraggio su 58 rilevate superano i valori raccomandati dalle Linee guida 2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in 26 città.
PM2,5: l’inquinante più pericoloso per la salute
- Nessuna città supera il limite annuale massimo previsto dalla vigente normativa, che non prevede un limite giornaliero massimo.
- In 25 città (33 stazioni su 41) le medie annue superano i limiti fissati dalla Direttiva europea 2881/2024;
- 19 città (28 stazioni) superano il numero massimo di giorni consentiti dalla normativa europea per i limiti giornalieri, situazioni particolarmente critiche si registrano a Milano, Torino e Padova con più di 100 giorni di superamento;
- tutte le città monitorate presentano medie annuali superiori ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità;
- nessuna stazione rispetta i valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per i limiti giornalieri.
Biossido di azoto: traffico urbano e marittimo ancora determinante
Anche nel 2025 il biossido di azoto, inquinante fortemente correlato al traffico veicolare, continua a incidere in modo rilevante sulla qualità dell’aria:
- le medie annuali previste dalla normativa vigente sono superate in 4 città (Napoli, Palermo, Genova e Catania);
- 24 città superano il limite previsto dalla normativa europea per la media annuale e 11 città superano il numero massimo di giorni per i limiti giornalieri. In alcune realtà urbane i giorni di superamento risultano estremamente elevati: Napoli (197), Palermo (173), Genova (100), Messina (82), Torino (78), Milano (60), contro i 18 giorni massimi previsti dalla normativa europea
- i valori giornalieri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità risultano superati in pressoché tutte le stazioni monitorate.
Per quanto riguarda questo inquinante valori elevati sono stati rilevati anche in molte città del Sud, dove evidentemente pesano i problemi relativi alla mobilità. Un contributo significativo, nelle città portuali è dato anche dal trasporto navale.
L’impatto sulla salute del PM2,5
La letteratura scientifica ha consolidato l’associazione di rischio tra esposizione a particolato atmosferico e numerosi esiti avversi di salute, e che tali rischi sono così numerosi e rilevanti da rendere cospicuo anche l’effetto sull’insieme della mortalità e morbosità per tutte le cause naturali.
Sul nesso di causalità tra inquinamento dell’aria e perdita di salute c’è oggi una conoscenza solida e rigorosa che non può essere trascurata o nascosta dalle autorità sanitarie competenti che hanno il dovere di usarle per prevenire gli effetti diretti sulla salute e le relative co-morbidità.
I materiali e metodi utilizzati per le stime di mortalità attribuibile all’esposizione al PM2,5 presentate in questo dossier sono in linea con gli standard internazionali e nazionali: i dati ambientali sono di fonte ARPA, i dati di popolazione e di mortalità sono di fonte ISTAT; la metodologia utilizzata è quella indicata dalle Linee Guida OMS-2021 e dalle Linee guida ISS (ISTISAN 22/35).
Considerando i dati di popolazione e di inquinamento 2025, su oltre 8 milioni di persone con età maggiore o uguale a 30 anni residenti nelle 27 città esaminate si stimano 6.731 morti per malattie attribuibili a esposizione a inquinamento da PM2,5 (tra 5.048 e 7.572 considerando l’incertezza della stima).
Nel complesso, questo sovraccarico di mortalità rappresenta ben l’8% della mortalità per tutte le cause non traumatiche nella popolazione adulta.
L’impatto sulla mortalità, che dipende dalla entità della popolazione, dal livello di inquinamento presente e della mortalità caratteristica del comune considerato, è molto differenziato tra le città: maggiore incidenza (proporzione di morti dovuti a PM2,5) a Milano (14%), Torino e Padova (12%), Vicenza, e Brescia (11%), Venezia, Verona, Parma e Modena (10%), Napoli e Terni (9%), ma anche città con peso relativo inferiore registrano centinaia di morti dovute al PM2,5 o oltre 1.000 nel caso di Roma.
Le dichiarazioni
«I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale», dichiara Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. «Non siamo di fronte a episodi occasionali, ma a un’esposizione cronica che incide ogni giorno sulla salute dei cittadini, in particolare di bambini, anziani e persone fragili. Rimandare ancora l’adozione di politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature».
Sottolinea il responsabile del progetto CAMBIAMO ARIA di ISDE Italia, Paolo Bortolotti: «Il confronto tra i dati rilevati nel 2025, i limiti della nuova Direttiva europea e le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostra un ritardo preoccupante. I nuovi standard non sono un traguardo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute. Ricordiamo che gli inquinanti hanno effetti danno anche a concentrazioni molto basse e che non esiste una soglia al di sotto della quale l’esposizione possa essere considerata sicura per la totalità della popolazione. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, questi limiti resteranno fuori portata. Il divario tra la situazione attuale e gli standard sanitari europei e internazionali non può essere affrontato con misure marginali. Servono azioni immediate e coordinate, in grado di produrre benefici misurabili già nei prossimi anni.»
Giovanni Viegi (medico pneumologo ed epidemiologo CNR, aderente a SIP, SIAAIC, AIE ed ISDE, Past President della Società Europea di Pneumologia): “La recente seconda Conferenza Mondiale su Inquinamento Atmosferico e Salute, organizzata dall’OMS a Cartagena (Colombia), 25-27 marzo 2025, cui hanno partecipato istituzioni governative e non governative, università, centri di ricerca, associazioni di pazienti di oltre 70 Paesi, oltre a fare il punto sul carico di malattia, riguardante ormai tutti gli organi ed apparati, causato da inquinamento atmosferico e cambiamento climatico, ha lanciato un appello ad agire per ridurre del 50% gli effetti avversi sulla salute entro il 2040. Per fare ciò, è necessario un impegno multisettoriale verso la prevenzione, che coinvolga la pianificazione urbana (con incremento di aree verdi), il sistema dei trasporti (privilegiando i trasporti pubblici su rotaia, le biciclette, il camminare), il sistema di produzione di energia (passando dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili) etc. E’ quindi essenziale che il nostro Paese recepisca quanto prima la nuova Direttiva dell’Unione Europea sulla qualità dell’aria (Direttiva 2024/2881/UE) per implementarla entro il 2030.”
Fabrizio Bianchi (epidemiologo ambientale CNR Pisa) “Si stimano da decine a centinaia di casi di morte prematura che sarebbero evitabili abbassando l’inquinamento verso la soglia critica di 5 microgrammi/metro cubo raccomandati dall’OMS nel 2021. La diminuzione di polveri e ossidi di azoto registrata in alcune aree del Paese negli anni più recenti, seppure sia un dato importante, è lontana da produrre quel miglioramento necessario per proteggere la salute della popolazione nel suo complesso e di sotto-popolazioni più vulnerabili (anziani, bambini, ecc. ndr) per maggiore esposizione e condizioni socio-economiche svantaggiate. Nel valutare gli impatti attesi, cioè i morti prematuri e i malati attribuibili a inquinamento, non bisogna poi sottovalutare il fatto che a causa dell’esposizione che si cumula nel tempo la salute dei cittadini e delle comunità diventa sempre più fragile. Come operatori della salute pubblica non possiamo accettare che di fronte alla grave pandemia di malattie prevenibili da inquinamento dell’aria non si facciano le sufficienti azioni per prevenirle, continuando a ritenere, in modo improprio, che i limiti di legge siano indicatori di salubrità dell’aria e tentando di procrastinare nel tempo l’adesione ai nuovi standard di qualità dell’aria che l’Unione Europea ha deciso. Stigmatizziamo questi comportamenti che riteniamo colpevoli e amorali.”
Francesco Ferrante (Vicepresidente Kyoto Club) “Procedere rapidamente sulla strada della decarbonizzazione, puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili e togliere veicoli inquinanti dalle nostre strade, trasformando in profondità il modo in cui ci muoviamo, è una condizione indispensabile per affrontare insieme l’emergenza sanitaria dell’inquinamento atmosferico e la crisi climatica. Come Kyoto Club denunciamo la grave incoerenza rappresentata dalla Legge di Bilancio 2026, che sottrae risorse alla mobilità sostenibile, al trasporto pubblico locale e alla transizione ecologica, privilegiando investimenti che non contribuiscono né alla riduzione delle emissioni né alla tutela della salute. Questa scelta contraddice apertamente gli obiettivi europei sulla qualità dell’aria e ignora le evidenze scientifiche sul legame tra inquinamento atmosferico, malattia e mortalità prematura. Continuare su questa strada significa accettare consapevolmente costi sanitari, sociali ed economici evitabili, che ricadranno sulle città e sulle generazioni future.”
La proposte di ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign
L’inquinamento atmosferico è un fattore di RISCHIO EVITABILE che causa un onere elevato per la società con un elevato numero di decessi, malattie, disabilità ed enormi costi socioeconomici. Si tratta della più grande epidemia prevedibile e non prevenuta perché si conosce il nesso causale ampiamente accertato fra inquinamento atmosferico morbilità e mortalità.
Non prevenuta perché, per giustificare l’inazione, si continua a confrontare i dati con limiti previsti dalla normativa del 2010 – lontani da quelli indicati dall’OMS per salvaguardare la salute -; allo stesso tempo si tende a valorizzare la diminuzione nel tempo delle concentrazioni di inquinanti, non tenendo conto che, comunque, quei valori sono sempre a livelli assai superiori rispetto a quelli che possono tutelare la salute delle persone, ed in primo luogo di quelli più deboli (bambini, anziani, ecc.).
Occorre invece agire da subito. ISDE Italia e Kyoto Club chiedono con forza:
Al Governo italiano:
- di recepire la Direttiva UE 2881/2024 al più presto e impegnarsi ad attuarla in ogni sua parte senza chiedere deroghe o rinvii;
- aggiornare il Piano Nazionale Aria tenendo conto dei nuovi limiti previsti e stabilendo un percorso che permetta di rispettarli nel 2030;
- stanziare risorse economiche adeguate per finanziare le azioni necessarie:
- per il trasporto pubblico locale, come richiesto dalla Clean Cities Campaign con l’iniziativa “Mind the gap”: incrementare di 3 miliardi il Fondo Nazionale Trasporti, per recuperare la perdita di finanziamenti in valore reale verificatasi negli ultimi anni e garantire una offerta di servizio non inferiore a quella di quindici anni fa; incrementare le risorse per lo sviluppo delle infrastrutture del trasporto rapido di massa, aumentando la dotazione del Fondo uni- co istituito dal decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, tenendo conto che le richieste dei comuni comporterebbero finanziamenti per dieci miliardi annui per i prossimi dieci anni; investire significativamente nella elettrificazione degli autobus;
- per la mobilità attiva, rifinanziare il fondo per la ciclabilità urbana con almeno 500 milioni all’anno per i prossimi sette anni; in modo da permettere nei prossimi anni la realizzazione 15.000 chilometri di piste ciclabile nelle aree urbane;
- favorire l’aggiornamento del parco veicolare privato verso mezzi ad emissioni zero;
- per l’efficientamento energetico degli edifici, definire e finanziare una strategia nazionale stabile e strutturale per la riqualificazione del patrimonio edilizio residenziale e pubblico, finalizzata alla riduzione delle emissioni climalteranti e degli inquinanti atmosferici, alla progressiva eliminazione degli impianti di riscaldamento più inquinanti, ed alla all’incentivazione dell’installazione di impianti a fonti rinnovabili;
- per la riconversione degli allevamenti intensivi , finanziare un fondo dedicato, in favore di una transizione verso un modello basato su tecniche agro-ecologiche, come previsto dalla proposta di legge presentata con il sostegno di ISDE Italia insieme a Greenpeace Italia, Lipu, Terra! e WWF Italia;
Alle Regioni di:
- aggiornare i Piani Regionali Aria tenendo conto dei nuovi limiti previsti e stabilendo un percorso che permetta di rispettarli nel 2030;
Alle ARPA/APPA di:
- Accelerare la realizzazione del portale unico per la pubblicazione dei dati del monitoraggio della qualità dell’aria in modo facilmente comprensibile e che permetta un agevole riuso dei dati stessi;
- La pubblicazione delle medie giornaliere del biossido di azoto e l’indicazione, oltre ai limiti normativi attuali, anche di quelli previsti dalla direttiva UE 2881/2024 e dalle Linee Guida OMS 2021;
Alle Amministrazioni comunali di promuovere tutte le iniziative volte a:
- una riduzione decisa del traffico motorizzato privato, con l’introduzione di zone a basse emissioni, zone 30 km/h, ecc., il potenziamento del trasporto pubblico locale, la promozione della mobilità attiva, lo sviluppo della mobilità condivisa con mezzi non inquinanti, l’utilizzo di veicoli privati a zero emissioni;
- l’elettrificazione delle banchine dei porti;
- Interventi strutturali sul riscaldamento degli edifici, attraverso l’efficientamento energetico, la sostituzione degli impianti più inquinanti, l’elettrificazione e l’uso di fonti rinnovabili, nonché favorendo l’eliminazione del riscaldamento a biomasse;
- potenziare il verde urbano – aumentando alberature, parchi e infrastrutture verdi diffuse – per contribuire a ridurre le concentrazioni di inquinanti nocivi e mitigare le isole di calore.
Agli Ordini dei Medici ed alle Società scientifiche mediche di promuovere iniziative volte a sensibilizzare e responsabilizzare gli operatori sanitari su queste tematiche.