Pompe di calore in Italia: solo il 13% delle imprese sa come funzionano e il 42% non ha mai valutato di elettrificare. Per il 75% degli impiantisti il freno principale è il costo

La ricerca, realizzata da CNA, si concentra sull’elettrificazione del calore sia dal punto di vista del condizionamento e sia lato processi produttivi delle aziende
Gli ostacoli alla transizione sono la scarsa conoscenza delle tecnologie, investimenti iniziali elevati, vincoli tecnici e bisogno di competenze

Le imprese italiane conoscono poco il funzionamento delle pompe di calore e quasi una su due non ha ancora valutato se elettrificare i propri processi produttivi, mentre per gli impiantisti a frenare la diffusione di questa tecnologia è soprattutto il costo. È il quadro che emerge dalla ricerca realizzata nell’ambito del progetto nazionale CNA dedicato all’elettrificazione del calore: solo il 13,3% delle imprese indica la definizione corretta di pompa di calore, il 42,2% dichiara di non aver ancora valutato l’elettrificazione di uno o più processi produttivi e il 74,7% degli impiantisti indica il costo eccessivo dell’installazione tra le principali resistenze dei clienti.

Lo studio mette in evidenza una doppia esigenza: aiutare le imprese a comprendere dove l’elettrificazione possa risultare tecnicamente ed economicamente sostenibile e rafforzare le competenze dei professionisti chiamati a progettare e realizzare gli interventi. Accanto ai costi, pesano infatti vincoli concreti, come la disponibilità di spazi tecnici adeguati, la conoscenza delle tecnologie e la necessità di una formazione sempre più orientata alla pratica e agli aspetti normativi.

I risultati sono stati presentati il 3 novembre a Bologna nell’ambito dell’incontro conclusivo “Elettrificare per competere. Competenze, tecnologie e imprese per la nuova transizione energetica”, promosso da CNA nell’ambito del progetto coordinato da CNA Milano insieme alle Unioni nazionali CNA Produzione e CNA Installazione Impianti.

“Questi dati ci ricordano che la transizione energetica si misura anche dagli investimenti che le imprese riescono concretamente a realizzare. Per una micro o piccola azienda, scegliere una pompa di calore o elettrificare una fase produttiva significa confrontarsi con costi iniziali, tempi di rientro e vincoli tecnici che non possono essere sottovalutati – dichiara Paolo Cavini, Presidente di CNA Emilia-Romagna –. In una regione manifatturiera come l’Emilia-Romagna dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di cogliere queste opportunità, attraverso competenze tecniche diffuse, strumenti finanziari accessibili e procedure semplici. Il lavoro congiunto tra imprese, installatori e istituzioni è fondamentale, ma la sfida è soprattutto evitare che l’innovazione resti alla portata soltanto delle aziende più strutturate. La transizione sarà davvero un fattore di competitività se sapremo renderla possibile anche per le imprese più piccole”.

Il progetto: due direttrici, impiantisti e imprese

Il progetto si è sviluppato lungo due direttrici parallele. La prima, dedicata agli impiantisti, ha previsto momenti di informazione e formazione online e in presenza e un percorso di corsi pratici gratuiti realizzati a Busto Arsizio, Forlì e Roma. La seconda, dedicata alle imprese, ha portato il tema dell’elettrificazione dei processi produttivi all’interno di appuntamenti rivolti al mondo manifatturiero, tra cui MECSPE a Bologna, CNA Network e BeOpen a Brescia. Al termine delle attività, CNA ha raccolto le risposte di imprese e impiantisti attraverso due questionari.

Imprese, elettrificazione dei processi produttivi e conoscenza delle tecnologie: le barriere da superare

Lo studio rivolto alle imprese, che ha raccolto 83 risposte, ha approfondito il livello di interesse e di avanzamento dei percorsi di elettrificazione dei processi produttivi, analizzando quali ambiti aziendali siano già stati coinvolti o siano oggetto di valutazione, quali tecnologie le imprese prendano in considerazione e quali ostacoli incontrino nell’avvio degli investimenti. La ricerca ha inoltre indagato il livello di conoscenza delle soluzioni disponibili, con attenzione alle pompe di calore, e la consapevolezza delle imprese rispetto alle loro caratteristiche e possibilità di applicazione nei contesti produttivi.

Il 42,2% delle imprese dichiara di non aver ancora valutato la possibilità di elettrificare uno o più processi produttivi. Il 22,9% ha già realizzato uno o più interventi, il 14,5% ha avviato una valutazione preliminare e il 9,6% ha sospeso o rinviato il progetto. I dati mostrano quindi che esistono esperienze già avviate e percorsi in fase di sviluppo, ma anche un ampio margine per accompagnare le aziende nella valutazione delle opportunità offerte dalle tecnologie elettriche.

Tra le criticità emerge soprattutto la sostenibilità economica degli interventi. I costi iniziali di investimento sono l’ostacolo più indicato, dal 53% delle imprese (44 su 83), seguiti dall’incertezza sui tempi di ritorno dell’investimento (26,5%), dal costo dell’energia elettrica (25,3%) e dalla difficoltà di accesso ai finanziamenti (22,9%). Pesano meno la mancanza di competenze (16,9%) e l’incertezza normativa (8,4%), mentre il 16,9% non segnala ostacoli significativi.

“L’elettrificazione del calore non riguarda soltanto l’energia: riguarda il modo in cui le imprese organizzano e sviluppano i propri processi produttivi – afferma Valentina Di Berardino, Responsabile nazionale CNA Produzione -. È importante portare queste tecnologie all’interno delle decisioni industriali, valutandone l’applicabilità caso per caso e mettendo le aziende nelle condizioni di individuare gli interventi più adatti. La transizione può diventare un’occasione di innovazione, ma deve partire dalle esigenze reali del sistema produttivo”.

I dati della ricerca trovano riscontro anche nelle esperienze di imprese che hanno già intrapreso percorsi di innovazione ed efficientamento energetico, dimostrando come questi investimenti possano contribuire non solo alla riduzione dei consumi, ma anche alla competitività aziendale. È il caso di Eurofusione Nironi Srl, azienda familiare di Reggio Emilia specializzata nella fonderia di leghe di alluminio in pressocolata.

“Dopo la crisi del 2008-2009, con la riduzione dei margini e l’aumento della concorrenza internazionale, abbiamo capito che, per restare competitivi, dovevamo evolvere e non limitarci a fare ciò che avevamo sempre fatto – racconta Stefano Nironi, CEO di Eurofusione Nironi Srl -. Non potevamo subire passivamente i cambiamenti del mercato, ma dovevamo diventare protagonisti della nostra trasformazione, investendo in innovazione e tecnologie capaci di rafforzare l’autonomia e la competitività dell’azienda. Abbiamo iniziato elettrificando i macchinari e ripensando il processo produttivo: insieme al costruttore abbiamo sviluppato una soluzione che ci ha permesso di ridurre del 70% i consumi energetici e aumentare del 25% la produttività del primo impianto. Negli anni abbiamo progressivamente sostituito le vecchie presse oleodinamiche con nuovi modelli elettrificati, diventando, nel nostro piccolo, la prima fonderia italiana con tutte le presse elettrificate”.

“Per noi l’elettrificazione non è stata soltanto una scelta tecnologica, ma un investimento sulla capacità dell’impresa di competere nel tempo, riducendo i costi di produzione, migliorando la qualità e aumentando la produttività – prosegue Nironi -. In un contesto internazionale caratterizzato da forti pressioni competitive e dalla dipendenza energetica e tecnologica, crediamo sia fondamentale che le imprese investano per utilizzare meglio le risorse e rafforzare la propria autonomia. In questo percorso è stato importante anche il supporto di CNA, soprattutto nell’individuazione delle opportunità di finanziamento che ci hanno permesso di realizzare investimenti altrimenti difficili da sostenere con le sole risorse aziendali”.

Un secondo elemento riguarda poi la conoscenza delle tecnologie. Alla domanda sul funzionamento di una pompa di calore, il 74,7% dei rispondenti la descrive come un sistema che utilizza energia elettrica per produrre direttamente calore, mentre solo il 13,3% indica la definizione corretta, quella di un sistema che trasferisce calore da un ambiente all’altro. Meglio conosciuto il comportamento alle basse temperature: il 63,9% riconosce che può funzionare anche a temperature molto inferiori a zero gradi, ma il 20,5% ritiene che il funzionamento sia possibile soltanto fino a zero gradi e il 10,8% che la pompa si spenga automaticamente.

Questi risultati evidenziano l’importanza di un’informazione tecnica accessibile e di strumenti che consentano alle imprese di comprendere meglio le caratteristiche delle pompe di calore, le condizioni di applicabilità e i possibili benefici. La valutazione deve partire dalle esigenze specifiche di ciascuna azienda, considerando i fabbisogni termici, gli impianti esistenti e le caratteristiche dei processi produttivi.

Il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti produttivi rappresentano, in questo quadro, il principale ambito di applicazione già affrontato o preso in considerazione, indicato dal 55,4% delle imprese, davanti alla produzione di calore per i processi industriali (28,9%). Il 24,1% non ha ancora individuato processi o tecnologie da elettrificare. Gli interventi sugli ambienti possono costituire un primo passo per avvicinare le aziende all’elettrificazione e sviluppare una maggiore consapevolezza sulle opportunità di estensione ad altri usi energetici.

“Non possiamo chiedere alle piccole imprese di investire in tecnologie più efficienti senza creare condizioni economiche che rendano questi investimenti sostenibili – evidenzia Matteo Reale, Presidente di CNA Milano -. La transizione energetica deve tradursi in un vantaggio concreto per chi produce, non aggiungere un ulteriore elemento di incertezza. Servono politiche che riconoscano le specificità delle PMI e consentano loro di programmare gli investimenti con una prospettiva di medio-lungo periodo”.

Impiantisti, costi e spazi tecnici incidono sulle scelte dei clienti

La ricerca rivolta agli impiantisti, elaborata aggregando le risposte raccolte dopo webinar, eventi e corsi di formazione, ha raccolto 217 risposte, 125 dopo webinar ed eventi e 92 dopo i corsi. Le risposte consentono di osservare le difficoltà della diffusione delle pompe di calore dal punto di vista dei professionisti che operano direttamente sul mercato e si confrontano con le condizioni tecniche degli edifici e le esigenze dei clienti.

Il 59,4% degli impiantisti dichiara di aver installato pompe di calore negli ultimi dodici mesi. Tra coloro che hanno effettuato installazioni, il 28,3% dichiara di averne installate da quattro a sei e il 27,6% da due a tre; il 26% ha realizzato più di dieci installazioni. I sistemi aria/aria e aria/acqua sono quelli indicati più frequentemente, rispettivamente dal 58,5% e dal 52,5% dei rispondenti.

“La diffusione delle pompe di calore richiede una filiera impiantistica preparata, in grado di affrontare non soltanto l’installazione, ma anche la progettazione, l’integrazione con gli impianti esistenti e la corretta gestione del sistema – sottolinea Diego Prati, Responsabile nazionale CNA Installazione Impianti -. Investire sulle competenze degli installatori significa migliorare la qualità degli interventi, rafforzare la fiducia dei clienti e ridurre il rischio che esperienze non adeguate compromettano la diffusione di queste tecnologie”.

Sul fronte delle resistenze dei clienti, il costo eccessivo dell’installazione è indicato dal 74,7% degli impiantisti, mentre il 46,1% segnala la mancanza di spazi tecnici adeguati. I costi di energia per l’uso troppo alti sono citati dal 22,6%, mentre le tempistiche troppo lunghe solo dal 3,7%. Nella promozione degli interventi, il 58,1% indica le problematiche relative all’installazione tra le principali criticità e il 57,6% segnala il prezzo.

Sulla tecnologia in sé il giudizio è positivo: tra chi ha già installato pompe di calore solo il 9,7% segnala un funzionamento insoddisfacente e il 30,4% non ha riscontrato alcuna problematica, mentre le difficoltà più frequenti riguardano gli spazi di rispetto per manutenzione e riparabilità (33,2%).

Accanto ai costi e ai vincoli tecnici, emerge la necessità di migliorare la comunicazione con il cliente. Il 31,3% degli impiantisti segnala difficoltà nella gestione delle informazioni da fornire, mentre il 26,3% evidenzia la difficoltà di comunicare il valore delle apparecchiature.

Un ulteriore elemento riguarda il momento in cui il professionista viene coinvolto. Il 61,3% degli impiantisti dichiara di essere contattato in occasione della sostituzione della caldaia, il 15,7% a ristrutturazione già ultimata e solo il 10,6% in fase di costruzione dell’edificio. Anticipare il confronto con il cliente può consentire di valutare con maggiore attenzione le alternative tecnologiche e la compatibilità degli interventi con le caratteristiche dell’edificio, evitando che le decisioni siano prese quando le possibilità di scelta sono già limitate.

Formazione e competenze, la priorità è passare dalla conoscenza all’applicazione

La ricerca mette in evidenza il ruolo della formazione come strumento per sostenere la diffusione delle tecnologie e migliorare la qualità degli interventi. Dopo le attività informative e formative, il 73,3% degli impiantisti assegna un punteggio di 4 o 5 alla propria conoscenza e consapevolezza sulle pompe di calore. Un dato positivo che va letto insieme alle esigenze di aggiornamento espresse dagli stessi professionisti. Il 56,7% indica la necessità di approfondire gli aspetti pratici, mentre il 51,2% chiede maggiori approfondimenti sugli aspetti normativi relativi all’installazione. Seguono gli aspetti normativi e fiscali connessi a detrazioni e bandi regionali, indicati dal 39,6%, e gli aspetti teorici, segnalati dal 39,2%.

Ambiente Magazine

AD BLOCKER DETECTED

Abbiamo notato che stai usando un AdBlocker. Questo sito sopravvive grazie alle pubblicità, che ci assicuriamo che siano informative, legate al mondo dell'ambiente e non invasive. Ti chiediamo quindi cortesemente di disattivare l'AdBlocker su questo sito. Grazie!

Please disable it to continue reading Ambiente Magazine.