Quasi metà degli attestati energetici residenziali emessi in Italia è ancora in classe F o G. DrySolutions, partner Helty in Liguria: “Un edificio riqualificato ma non ventilato rischia condensa e muffa. La VMC deve entrare nei progetti fin dall’inizio.”
Mentre l’Italia lavora al recepimento della direttiva europea sulla prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta “Case green” (UE 2024/1275), il cui termine generale è scaduto il 29 maggio 2026, il dibattito resta concentrato su classi energetiche e incentivi. Passa invece in secondo piano un tema che la direttiva mette nero su bianco: la salubrità degli ambienti interni. L’articolo 13 chiede agli Stati membri di fissare requisiti per garantire standard adeguati di qualità ambientale interna negli edifici, al fine di mantenere un clima interno sano.
Un patrimonio edilizio da rinnovare
La direttiva fissa per il residenziale una riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020. Il punto di partenza è lontano: secondo il Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici 2025 di ENEA e CTI, il 45,3% degli attestati di prestazione energetica emessi nel 2024 per immobili residenziali ricade ancora nelle classi F e G, le meno efficienti. E secondo Eurostat, nel 2023 il 17,1% della popolazione italiana viveva in abitazioni con tetti che perdono, muri o pavimenti umidi, fondamenta danneggiate o infissi marci.
Il costo sanitario dell’aria indoor
Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria indoor, nella sintesi pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità, indicano che nei Paesi industrializzati “circa il 13% delle asme croniche nei bambini è determinato da un eccesso di umidità negli edifici”. Per l’Italia, una stima del Ministero della Salute pubblicata nel Rapporto ISTISAN 13/39 dell’ISS attribuisce agli allergeni indoor (muffe, acari, derivati animali) oltre 160.000 casi di asma bronchiale ogni anno tra bambini e adolescenti, con costi sanitari diretti superiori a 80 milioni di euro.
Efficienza e ventilazione, un unico progetto
«Isolare l’involucro e sostituire gli infissi riduce le dispersioni, ma riduce anche il ricambio d’aria naturale», spiega l’Ing. Massimo Cesana, fondatore di DrySolutions. «Se non si interviene sulla ventilazione, l’umidità prodotta in casa resta all’interno e si deposita sulle superfici più fredde: è lì che nascono condensa e muffa. Per questo la ventilazione meccanica controllata dovrebbe far parte di ogni progetto di riqualificazione, non essere un’aggiunta successiva.»
«Aprire le finestre aiuta, ma significa disperdere calore. Inoltre, nelle ore notturne, le più critiche per le basse temperature, non è possibile farlo», prosegue Cesana. «La ventilazione meccanica controllata risolve questo conflitto: ricambia l’aria in modo continuo, espelle l’umidità e la CO₂, filtra polveri e inquinanti e recupera il calore dell’aria in uscita.»
DrySolutions è partner Helty per la ventilazione meccanica controllata a Genova e in tutta la Liguria. I sistemi VMC installati non richiedono opere invasive: l’intervento dura in genere da poche ore a una giornata, i consumi sono paragonabili a quelli di una lampadina a basso consumo e l’impianto si gestisce anche da smartphone.
«Quando la condensa si ripresenta ogni giorno, il problema è strutturale: la casa non respira», conclude Cesana. «È lì che serve un intervento tecnico mirato, dopo un’accurata analisi delle cause.»
DrySolutions PRO SRL si occupa da oltre dieci anni di benessere abitativo e qualità dell’aria. Ha sede a Murialdo (SV) e interviene a Savona, Genova e in tutta la Liguria. È partner Helty per la ventilazione meccanica controllata a Genova e in Liguria e offre inoltre soluzioni per deumidificazione, isolamento termico, riqualificazione ai fini energetici, fotovoltaico e trattamenti antimuffa professionali. www.drysolutions.it
Fonte Ufficio stampa: Alessandro Maola Comunicazione – 28 ottobre 2026