Nasce Fondazione Anno Zero ETS: pc recuperati e ia locale a studenti. Il primo progetto coinvolgerà un liceo scientifico di Livorno

Una grande occasione per trasformare lo spreco elettronico in opportunità di inclusione sociale

La Fondazione recupera i dispositivi non più usati da aziende, enti e privati, li rigenera con software libero e li consegna gratuitamente agli studenti, accompagnandoli con percorsi di formazione per utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale open source installati in locale. La presentazione alla Camera dei Deputati

Roma, 24 settembre 2026 – Recuperare computer, tablet e dispositivi elettronici che aziende, enti e privati non usano più, rigenerarli e consegnarli gratuitamente a chi non può acquistarne uno, insieme a sistemi di intelligenza artificiale in locale e alle competenze per usarli. È la missione della neonata Fondazione Anno Zero ETS, ente del Terzo Settore con sede legale a Milano e sede operativa a Livorno, presentata oggi alla Camera dei Deputati alla presenza di diversi parlamentari, rappresentanti di associazioni di categoria, imprenditori ed enti locali.

Ogni dispositivo donato segue lo stesso processo di verifica e rigenerazione, senza eccezioni, e viene poi consegnato gratuitamente a minori, famiglie, studenti, anziani, persone migranti, scuole ed enti del Terzo Settore. Resta di chi lo riceve, senza canoni né abbonamenti. Insieme al dispositivo la Fondazione fornisce percorsi di formazione digitale e strumenti di intelligenza artificiale che funzionano in locale, sulla macchina stessa. Il primo progetto prenderà forma a Livorno, in collaborazione con una scuola del territorio.

«Mai prima d’ora siamo stati circondati da così tanta tecnologia e mai prima d’ora ne abbiamo posseduta così poca», spiega Andrea Arienti, presidente di Fondazione Anno Zero. «Studiare, lavorare e accedere ai servizi pubblici oggi passa da uno schermo, e chi non ha strumenti e competenze resta fuori da una parte della vita civile. La nostra risposta parte da dispositivi che esistono già e che vengono buttati, e arriva a un’intelligenza artificiale che funziona in casa delle persone, sotto il loro controllo. Vogliamo che la tecnologia sia uno strumento totalmente nelle mani di chi la usa».

I numeri del problema

Nelle aziende e negli enti la sostituzione dei dispositivi informatici segue cicli di rinnovo determinati da logiche commerciali e contabili più che dallo stato effettivo delle macchine, che nella maggior parte dei casi sono ancora pienamente funzionanti al momento della dismissione. Nel 2025 i rifiuti elettronici di origine professionale trattati in Italia sono cresciuti del 18,2% rispetto all’anno precedente (Rapporto Gestione RAEE 2025). Nello stesso tempo i dati sulla scuola italiana indicano quanto sia diffusa la mancanza di strumenti digitali.

Secondo il dossier “Intelligenza artificiale, una sfida educativa” dell’Osservatorio Con i Bambini-Openpolis, solo il 40,7% degli edifici scolastici statali dispone di un’aula d’informatica, con una dotazione che scende al 33,8% nei comuni ultraperiferici. Sull’intelligenza artificiale l’Italia è terzultima nell’Unione Europea: il 51,9% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni ha usato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi, contro una media europea del 66,4%. E tra gli adolescenti italiani che non li usano, l’8,6% dichiara di non farlo perché non saprebbe come, una quota superiore alla media europea che è pari al 7,3%.

Hardware di proprietà, dati in casa, software libero

La Fondazione consegna tre strumenti che lavorano insieme: un computer di proprietà, un cloud che sta in casa e un’intelligenza artificiale che resta sul dispositivo. Ogni computer recuperato passa dallo stesso processo: cancellazione dei dati conforme al Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE (GDPR) e documentata, verifica dei componenti e sostituzione delle parti difettose, installazione di Linux, un sistema operativo libero che non richiede licenze né abbonamenti. Accanto al computer viene consegnato un piccolo dispositivo a basso consumo per archiviare file come foto e documenti. A ogni consegna è affiancato un percorso per imparare a usare il computer, gestire file e password, navigare in sicurezza. La Fondazione resta il punto di riferimento anche dopo, per problemi tecnici e domande. Tutto il software installato è libero, e il codice degli strumenti che la Fondazione sviluppa viene pubblicato: chiunque può leggerlo, verificare come funziona e usarlo per conto proprio.

L’intelligenza artificiale come strumento, non come servizio

Lo stesso principio vale per l’intelligenza artificiale installata sui computer. I modelli sono piccoli e aperti, e funzionano sulla macchina stessa: non si collegano a servizi esterni e non hanno bisogno di mandare i dati altrove. Si tratta di strumenti limitati, comprensibili e governabili, con poche funzioni ben definite, che la Fondazione costruisce a partire da modelli aperti e rilascia come software libero. Il primo modello sviluppato è un assistente che conosce il computer su cui è installato e aiuta chi lo riceve a imparare a usarlo. Il secondo è uno strumento per lo studio che non dà risposte ma aiuta a costruirle: invece di restituire un risultato già confezionato, pone allo studente una domanda dopo l’altra, ciascuna a partire dalla risposta precedente, finché il ragionamento che lo studente ha in mente prende forma. L’obiettivo è preservare l’autonomia cognitiva di chi studia: il lavoro che ne esce porta il segno di chi lo ha fatto. Per la stessa ragione, nei percorsi della Fondazione l’intelligenza artificiale è una scelta, non un obbligo: si introduce quando c’è un obiettivo chiaro, e si insegna anche a riconoscere quando è meglio non usarla.

Il primo progetto parte da Livorno

La Fondazione, i cui fondatori rappresentano un mix delle diverse anime della società civile (imprenditori, professionisti, docenti universitari ed esperti di digitale), sta lavorando al primo progetto con un liceo scientifico di Livorno: saranno forniti dei device a un gruppo di studenti che saranno poi accompagnati in un percorso sull’uso consapevole di hardware, software, navigazione e strumenti di intelligenza artificiale.

Il ruolo delle imprese e degli enti

La Fondazione si sostiene con donazioni economiche e con donazioni di hardware dismesso. Per le aziende la cessione dei dispositivi non più utilizzati rappresenta un’alternativa ai costi di smaltimento, con i benefici fiscali previsti per le erogazioni liberali agli enti del Terzo Settore.

  • Fondazione Anno Zero ETS è un ente del Terzo Settore nato per garantire pari opportunità digitali e accesso consapevole all’intelligenza artificiale. Recupera computer e dispositivi non più usati da aziende, enti e privati, li rigenera e li distribuisce gratuitamente a minori, famiglie, studenti, anziani, persone migranti, scuole ed enti del Terzo Settore, accompagnandoli con percorsi di formazione digitale. Tutte le informazioni: fondazioneannozero.org

  • Andrea Arienti, presidente di Fondazione Anno Zero, ha alle spalle un percorso tra ricerca e impresa nel settore delle tecnologie avanzate. Ricercatore presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha fondato e guidato una startup innovativa nata come spin-off dello stesso ateneo, attiva nella manifattura additiva. In Confindustria Livorno e Massa Carrara ha guidato la sezione Terziario innovativo, con un ruolo nel consiglio generale dell’associazione territoriale. Convinto sostenitore del software libero, porta nella Fondazione esperienza imprenditoriale e competenze di ricerca applicata.
  • Organismi e soci fondatori di Fondazione Anno Zero. Vicepresidente della fondazione e fondatore promotore è Federico La Placa, per anni operatore nel trasporto dei rifiuti, ideatore con Arienti di Fondazione Anno Zero. I consiglieri di Fondazione Anno Zero sono: Gianluca Angusti, imprenditore e presidente del Digital Innovation Hub Toscana; Andrea Pardini, ricopre ruoli direttivi nella Fondazione Teatro Goldoni di Livorno; Carlo Santucci, imprenditore e presidente di CNA Livorno. Questi i sostenitori costituenti: Lorenzo Azzari, imprenditore del digitale; Luca Barbieri, giornalista e imprenditore; Tommaso Bonvicini, sviluppatore software; Riccardo Bruschi, imprenditore del digitale; Paolo Dario, professore emerito alla Scuola Sant’Anna, esperto di robotica; Valerio Fattori, sales manager; Jacopo Lombardi, maker e ricercatore; Lorenzo Martini, avvocato; Flavia Marzano, esperta di digitale, garante delle persone con disabilità del Comune di Livorno; Paolo Rossi, professore emerito di Didattica e Storia della Fisica all’Università di Pisa.

Ambiente Magazine

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