Negli ultimi cinquant’anni, la Groenlandia e l’Antartide hanno perso 11,3 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio

Condividiamo una interessante analisi basata sulla più lunga serie di osservazioni satellitari mai realizzata: la perdita di ghiaccio ha innalzato il livello medio del mare a livello globale di oltre 3 centimetri. Immagine in copertina dell’Antartide (credit: Professor Alison Banwell).

Antartide. Credit: Professor Andrew Shepherd

La più lunga serie di osservazioni satellitari mai realizzata mostra che, dagli anni Settanta a oggi, la Groenlandia e l’Antartide hanno perso 11,3 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio: un fenomeno che ha innalzato il livello medio del mare a livello globale di oltre 3 centimetri. La maggior parte di questa perdita di ghiaccio non è dovuta allo scioglimento superficiale, ma al fatto che i ghiacciai scorrono più rapidamente verso l’oceano.

Pubblicata sulla rivista Scientifc Data, l’analisi è stata realizzata da un team internazionale di scienziati del gruppo IMBIE (Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise), con il coordinamento di studiosi della Northumbria University e dell’Università di Washington, e sostenuta dall’ESA e dalla NASA.

Lo studio ha combinato 42 rilevazioni satellitari indipendenti, basate su 27 missioni a partire dal 1972 per la Groenlandia e dal 1979 per l’Antartide. Dall’analisi dei dati emerge che tra il 1979 e il 2023 le due calotte glaciali hanno perso 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio, facendo aumentare il livello medio globale del mare di 31,4 millimetri.

Ad aver perso la quota maggiore di ghiaccio è la Groenlandia, responsabile di un aumento del livello del mare di 18,1 millimetri, mentre l’Antartide ha contribuito per 13,3 millimetri. Gli studiosi sottolineano che l’84% della perdita complessiva è stato causato dall’accelerazione dei ghiacciai e dal conseguente maggiore riversamento di ghiaccio nell’oceano, mentre solo il 16% è dovuto allo scioglimento superficiale.

“Questi risultati sottolineano il ruolo centrale delle calotte glaciali nel futuro innalzamento del livello del mare”, dice Giorgio Spada, professore al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna, che ha partecipato allo studio. “La loro risposta al riscaldamento climatico è la principale fonte di incertezza nelle proiezioni, e una serie continua di mezzo secolo sul comportamento delle calotte è quindi essenziale per prevedere i rischi che minacciano le centinaia di milioni di persone residenti nelle zone costiere a bassa quota”.

La serie storica mostra che le perdite di ghiaccio sono cresciute rapidamente a partire dagli anni Novanta. La Groenlandia, prossima all’equilibrio negli anni Settanta, ha visto il proprio tasso di perdita passare da circa 60 miliardi di tonnellate all’anno negli anni Ottanta a 264 miliardi negli anni 2010: un decennio segnato da ripetuti eventi estremi di fusione estiva. Il tasso di perdita dell’Antartide è salito invece da circa 48 miliardi di tonnellate all’anno negli anni Ottanta a 202 miliardi negli anni 2010.

Gli anni più recenti (2020–2023) hanno registrato un rallentamento temporaneo della perdita di ghiaccio. Nevicate da record sull’Antartide orientale hanno compensato parte delle perdite glaciali avvenute altrove nel continente, mentre una serie di estati più miti in Groenlandia ha all’incirca dimezzato lo scioglimento superficiale. Gli scienziati avvertono però che si tratta di oscillazioni di breve periodo sullo sfondo di una chiara tendenza di lungo termine, non di un’inversione della perdita di ghiaccio.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Data con il titolo “Mass balance of the Greenland and Antarctic ice sheets from the 1970s to 2023”. Per l’Università di Bologna ha partecipato Giorgio Spada, professore al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi”.

Fonte Ufficio Stampa Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – 16 settembre 2026

Ambiente Magazine

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