Waldrappteam Conservation and Research esprime seria preoccupazione per la nuova delibera adottata dalla Regione Toscana, che autorizza la caccia all’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), specie invasiva, in tutte le aree in cui è consentita l’attività venatoria.
Foto di copertina: Giovane Ibis eremita in volo durante la migrazione guidata dall’uomo (copyright B. Steininger). Qui sotto, nell’immagine del fotografo naturalista Ciro Scardamaglio, le silhouette di Ibis sacri in volo nel Delta del Po.

La Delibera n. 842 del 16 luglio 2026 autorizza l’abbattimento dell’Ibis sacro dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027 e non stabilisce alcun limite giornaliero o stagionale al numero di esemplari abbattibili, indicando esplicitamente l’eradicazione come obiettivo della gestione. Il provvedimento si applica ai cacciatori abilitati residenti in Toscana.
L’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha espresso un parere negativo sulla proposta. Tra le quattro criticità sollevate, ISPRA ha specificamente evidenziato il rischio che possano verificarsi abbattimenti accidentali di specie protette morfologicamente simili, indicando esplicitamente l’Ibis eremita (Geronticus eremita) e il mignattaio (Plegadis falcinellus). ISPRA ha sottolineato che è estremamente probabile che anche gli Ibis eremita vengano abbattuti, perché potrebbero essere scambiati per Ibis sacri: le due specie hanno la stessa forma e dimensioni quasi identiche e differiscono principalmente per la colorazione, una differenza che non può essere valutata in modo affidabile quando la luce è scarsa e altera l’aspetto delle cose e degli animali.
La Regione Toscana ha respinto la preoccupazione espressa da ISPRA, sostenendo che l’Ibis sacro è quasi interamente bianco, di dimensioni maggiori e quindi facilmente distinguibile dall’Ibis eremita e dal mignattaio, che presentano una colorazione più scura.

La confusione tra specie non è un rischio puramente teorico
Waldrappteam nutre seri dubbi sulla valutazione della Regione Toscana. Nella pratica, l’identificazione delle specie non è sempre così netta come suggerisce questa argomentazione, soprattutto sul campo, a maggiore distanza, in condizioni di scarsa visibilità o quando gli uccelli sono osservati solo per brevi istanti.
Un recente episodio riportato dai media dimostra che la confusione tra le due specie di ibis è chiaramente possibile. Nell’aprile 2025, alcuni servizi trasmessi dai programmi di informazione TG4, TG5 e TGCom24 di Mediaset, attribuivano presunti danni alle colture agli Ibis sacri, mostrando però ripetutamente immagini di Ibis eremita. Anche l’agricoltore intervistato per raccontare la propria esperienza con gli Ibis sacri, apparentemente, non si è accorto dell’errata identificazione.
Se giornalisti professionisti e un agricoltore direttamente coinvolto possono confondere le due specie nel corso di un servizio televisivo realizzato professionalmente, il rischio di un’errata identificazione nelle reali condizioni di caccia non può essere semplicemente ignorato.

La Lombardia fornisce forti indicazioni di un aumento del rischio di abbattimento per gli Ibis eremita
Il monitoraggio GPS completo della popolazione di Ibis eremita fornisce una forte indicazione del fatto che, in Lombardia, la caccia intensiva all’Ibis sacro è associata ad un aumento del rischio di abbattimento degli Ibis eremita.
In seguito all’introduzione, nel 2025, della deroga che consentiva un controllo intensivo dell’Ibis sacro, tre Ibis eremita sono stati abbattuti in Lombardia. Questo dato contrasta nettamente con i 20 anni precedenti, durante i quali nella regione erano stati registrati soltanto due abbattimenti verificati.
Il numero storicamente basso di episodi di abbattimento era coerente con la presenza generalmente limitata della specie in Lombardia. Questa situazione è rimasta invariata anche nel 2025: nel periodo considerato, soltanto l’1,24% di tutte le posizioni GPS registrate era localizzato in Lombardia, dato utilizzato come indicatore della presenza relativa degli uccelli. La registrazione di tre abbattimenti nonostante una presenza così limitata rappresenta pertanto una marcata deviazione rispetto all’andamento osservato nel lungo periodo.
Un’ulteriore indicazione emerge dal confronto con la Toscana ed il Friuli-Venezia Giulia, che insieme rappresentavano circa l’88% di tutte le posizioni GPS registrate nello stesso periodo. Nonostante una presenza della specie significativamente maggiore, nelle due regioni complessivamente è stato registrato un solo abbattimento verificato, contro i tre della Lombardia. Questo netto contrasto evidenzia ulteriormente l’andamento eccezionale osservato in Lombardia durante il periodo di caccia intensiva all’Ibis sacro nel 2025.
È importante sottolineare che questa analisi comprende esclusivamente gli abbattimenti verificati per i quali è stato possibile stabilire con certezza la causa della morte. Per circa il 40% delle perdite registrate di Ibis eremita, infatti, la causa rimane sconosciuta. Gli abbattimenti confermati devono quindi essere considerati un dato minimo, mentre il numero effettivo di uccelli uccisi illegalmente potrebbe essere superiore.
“La popolazione di Ibis eremita è sottoposta ad un monitoraggio GPS completo da più di dieci anni, rendendola un importante indicatore delle minacce di origine antropica che spesso rimangono non rilevate in altre specie di uccelli minacciate”, afferma Johannes Fritz, Direttore di Waldrappteam Conservation & Research.

Un’elevata pressione venatoria rappresenta una minaccia per gli Ibis eremita
Questa situazione rappresenta un serio rischio per il successo del progetto di reintroduzione dell’Ibis eremita, riconosciuto a livello internazionale. In Italia, circa il 30% delle perdite registrate di Ibis eremita è dovuto ad abbattimenti illegali, con i cacciatori abilitati responsabili nella maggior parte dei casi documentati. La possibilità che gli Ibis eremita vengano erroneamente identificati e abbattuti durante la caccia all’Ibis sacro su scala regionale suggerisce quindi una fonte di mortalità aggiuntiva e potenzialmente significativa.
“Il coinvolgimento di cacciatori abilitati in molti episodi di abbattimenti illegali di Ibis eremita dimostra che il possesso di una licenza di caccia non garantisce una corretta identificazione delle specie. Sono profondamente preoccupato che la caccia intensiva all’Ibis sacro possa quindi causare ulteriori perdite evitabili nella nostra popolazione di Ibis eremita. Per una popolazione reintrodotta ancora vulnerabile, qualsiasi ulteriore rischio di abbattimento rappresenta una seria preoccupazione”, afferma Johannes Fritz, Direttore di Waldrappteam Conservation & Research.

Dubbi sulla proporzionalità della misura
La Regione Toscana giustifica il provvedimento facendo riferimento agli impatti ecologici dell’Ibis sacro, specie esotica invasiva, e alla limitata efficacia delle precedenti attività di controllo. Si tratta di preoccupazioni legittime che richiedono una gestione efficace.
Tuttavia, alla luce delle evidenze relative a un aumento del tasso di mortalità degli Ibis eremita durante il periodo di caccia intensiva all’Ibis sacro, nonché delle preoccupazioni sollevate da ISPRA, Waldrappteam ritiene che vi sia un rischio concreto che gli impatti diretti e indiretti di questo approccio possano superarne i benefici ecologici.
“Non mettiamo in discussione la necessità di gestire la presenza dell’Ibis sacro. Tuttavia, nutriamo seri dubbi sul fatto che un regime di caccia esteso all’intero territorio regionale e privo di limiti al numero di abbattimenti rappresenti uno strumento appropriato e proporzionato per farlo”, afferma Angela Di Pumpo, Responsabile della campagna anti-bracconaggio per la protezione dell’Ibis eremita in Italia.

Waldrappteam, insieme al WWF ed altre organizzazioni impegnate nella conservazione della natura,invita pertanto la Regione Toscana a sospendere il prelievo e a seguire le raccomandazioni di ISPRA.
Mutters, Austria (19 agosto 2026) – Förderverein Waldrappteam – LIFE20 NAT/AT/000049 – LIFE NBI >>> waldrapp.eu


