Torricella Peligna: si arricchisce il giardino delle rose dimenticate, messa a dimora anche la rosa “Madonna delle rose”

TORRICELLA PELIGNA – Fusto di color rosso, petali rosa pastello con una linea bianca mediana, un profumo delicato che tende ai chiodi di garofano: è la rosa della “Madonna delle rose”, altro tesoro botanico che è andato ad arricchire il giardino adiacente al santuario rurale della Madonna delle Rose, nel comune di Torricella  Peligna, nel versante orientale della Maiella, in provincia di Chieti.

La solenne messa a dimora, con la benedizione di don Andrea, è avvenuta nei giorni scorsi in occasione dell’edizione 2026 de “Il Giardino delle rose dimenticate”, su iniziativa della Bio Cantina Sociale Orsogna, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Torricella Peligna.

Nel giardino adiacente al santuario risalente al XIX secolo, inaugurato nell’aprile 2023, possono essere ammirate già una quarantina di rose, tra specie selvatiche o botaniche, antiche cultivar e cultivar moderne, ad arricchire il fascino e il significato di un santuario meta di pellegrinaggio e luogo di profonda devozione per la Madonna la cui immagine sacra apparve in una piccola grotta poco distante, proprio sopra una pianta di rose. 

L’iniziativa è solo una delle tappe del ricco programma estivo di “Pe’ nin perde la sumente”, progetto varato dalla Bio cantina sociale Orsogna, leader in Abruzzo e in Italia con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto nella viticoltura biologica e biodinamica, in collaborazione con la Banca del germoplasma del Parco nazionale della Maiella, che ha come obiettivo quello della salvaguardia della biodiversità vegetale, animale e culturale dei territori montani e pedemontani della Maiella orientale.

Presenti alla cerimonia, il sindaco di Torricella Peligna, Carmine Ficca, il presidente e il direttore ed enologo di Bio Cantina Sociale Orsogna, Giuseppe Micozzi e Camillo Zulli, e ancora Luciano Di Martino, direttore del Parco nazionale della Maiella, Antonio Di Renzo, botanico, Aurelio Manzi, etnobotanico.

Presenti anche i sindaci di Colledimacine Andrea Schina e di Gessopalena, Mario Zulli, una rappresentanza del Comune di Montenerodomo. 

Ha spiegato il botanico Di Renzo: “questa varietà di rosa, trovata qui nell’area del santuario, è stata selezionata in Nord America negli anni ’50 del secolo scorso. Non sappiamo poi come sia arrivata qui a Torricella  Peligna, ma verrebbe da pensare che ci sia un nesso con l’emigrazione tra le nostre terre e gli Stati Uniti, basti pensare alla famiglia originaria di Torricella Peligna del grande scrittore John Fante e con chi tornava al paese di origine  da oltre oceano. Ma queste sono ovviamente solo ipotesi, per quanto suggestive”.

Nel Giardino delle rose dimenticate, realizzato su una rupe che domina la Valle dell’Aventino, ogni varietà è dotata di cartellini tassonomici e descrittivi, lungo un percorso che parte dalle rose selvatiche, riconoscibili perché hanno solo cinque petali, fino alle cultivar moderne, che possono arrivare anche ad oltre cento petali. 

Ha commentato il direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna Camillo Zulli: “Il Giardino delle rose dimenticate  è il frutto di un percorso condiviso durato tre anni, costruito insieme al Comune e alla Parrocchia di Torricella  Peligna e alla Banca del Germoplasma del Parco Nazionale della Maiella, istituzioni che hanno creduto nel valore di preservare il patrimonio botanico locale come bene collettivo. Il giardino oggi è un luogo vivente, le rose che vi fioriscono non sono piante ornamentali qualsiasi, ma sono testimoni silenziose di un passato ancora pulsante, recuperate da ambienti carichi di storia e di spiritualità. Un simbolo del legame inscindibile tra terra, comunità e biodiversità. Ogni rosa raccolta e reimpiantata è un atto di resistenza culturale, un modo di affermare che la memoria e l’identità di un territorio non si cancellano”. 

Ha concluso il sindaco Ficca, “questo giardino ha una sacralità anche nel suo essere una risposta alla progressiva omologazione in agricoltura e anche nella botanica, è un inno alla varietà, alla ricchezza infinita della natura, all’identità anche culturale della Maiella orientale, che è nostro dovere preservare. Va dunque da parte mia un grande ringraziamento alla Bio Cantina Sociale Orsogna e al Parco nazionale della Maiella che hanno creduto a questo progetto e lo hanno sostenuto sin dall’inizio. Una scelta lungimirante: sono sempre più le persone che vengono qui a visitare questo giardino e l’obiettivo è ora quello di valorizzare il suo potenziale didattico, a beneficio delle scuole”.

Ambiente Magazine

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