Lorenzo Fabian, docente allo IUAV: «Il settore delle costruzioni rappresenta il 17% del Pil del Nord Est, per un valore di 46 miliardi di euro. Il metodo di iNEST ha permesso di far lavorare fianco a fianco laboratori universitari e imprese del territorio, creando innovazione spendibile immediatamente sul mercato: una strada che intendiamo proseguire attraverso nuovi partner e progetti»
Venezia, luglio 2026 – Una filiera veneta dell’edilizia in legno, progettando endoscheletri ingegnerizzati realizzati con legno di Paulownia, per rigenerare edifici obsoleti rendendoli antisismici e energeticamente efficienti. Nuova vita agli scarti di lavorazione del vetro di Murano, creando un materiale modellabile a basse temperature. Soluzioni innovative dai rifiuti della lavorazione della pietra, riducendo fino al 35% lo spreco di materiale. Pavimentazioni stradali drenanti realizzate con sottoprodotti dell’industria siderurgica e del vetro. Sono alcuni esempi concreti di progetti di innovazione nell’edilizia realizzati in partnership con imprese del Nord Est dallo Spoke 4 del Consorzio iNEST, guidato dall’Università IUAV di Venezia.
Il consorzio nasce come ecosistema dell’innovazione finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), e coinvolge 9 università e 2 enti di ricerca delle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e delle Province Autonome di Bolzano e Trento. “Città, architettura e design sostenibile” è il focus dello Spoke 4 che, dopo la conclusione dei progetti PNRR, non ferma le sue progettualità, ma prosegue il percorso intrapreso grazie anche a nuove risorse messe in campo dalla Regione del Veneto, grazie a circa 880mila euro da fondi PR Fesr per finanziare 6 progetti di ricerca.
«Il settore delle costruzioni rappresenta il 17% del Pil del Nord Est, per un valore di 46 miliardi di euro – dichiara il professor Lorenzo Fabian, docente allo IUAV e coordinatore dello Spoke 4 di iNEST –. Si tratta inoltre di un comparto strategico per la transizione ecologica: rendere gli edifici più capaci di garantire comfort termico in modo naturale, riducendo sensibilmente il consumo di energia e combustibili fossili, oltre che un obiettivo necessario per la nostra vivibilità è un’opportunità per rilanciare un intero mercato. Il metodo di iNEST ha permesso di far lavorare fianco a fianco laboratori universitari e imprese del territorio, creando innovazione spendibile immediatamente sul mercato: una strada che intendiamo proseguire attraverso nuovi partner e progetti».
I progetti
“Recofit: retrofit eco-compatibile per edifici esistenti con tecnologie in legno ingegnerizzato”, con capofila l’azienda Biohabitat Service, ha costruito un modello di riqualificazione del patrimonio edilizio costruito prima delle più recenti normative energetiche e sismiche. I materiali e le tecniche tradizionali di retrofit (modernizzazione) comportano spesso costi elevati, tempi di realizzazione lunghi e difficoltà di applicazione in edifici storici o complessi. Recofit ha sviluppato soluzioni costruttive innovative basate su legno ingegnerizzato e sistemi modulari, capaci di combinare sostenibilità, prestazioni meccaniche ed economicità. L’innovazione principale consiste nello sviluppo di un endoscheletro ligneo: una struttura sismo-resistente di tipo additivo che rafforza i telai degli edifici esistenti senza sostituirli. Sono state analizzate diverse specie legnose e tipologie di connessione, individuando nella Paulownia la soluzione ottimale e le piastre metalliche incollate con contropiastre e bulloni come migliori connessioni. A ciò si aggiunge l’adozione di tecniche costruttive reversibili, basate su giunzioni meccaniche smontabili, che permettono di recuperare e riutilizzare i componenti a fine vita. L’uso di sistemi prefabbricati in legno ingegnerizzato consente di ridurre i tempi di cantiere e i disagi per i residenti, rendendo più accessibili gli interventi su larga scala. L’impiego di specie legnose a rapido accrescimento e provenienti da filiere gestite in modo sostenibile riduce la dipendenza da materiali ad alta intensità energetica come acciaio e calcestruzzo, promuovendo al contempo nuove filiere produttive locali. I benefici attesi includono la riduzione delle emissioni di CO2, il miglioramento della sicurezza sismica e l’efficienza energetica degli edifici riqualificati.
“ReMu – Revero Murano: implementazione di un processo innovativo e sostenibile per il riciclo dei rifiuti di vetro non riciclabili”, che vede come capofila la startup Rehub e coinvolge anche la società Nicolamoretti Sas, punta a risolvere un problema strutturale del distretto artigianale del vetro a Venezia, ovvero la mancanza di una gestione adeguata degli scarti di lavorazione. Il cuore dell’innovazione è rappresentato dalla trasformazione del vetro di scarto in una pasta modellabile a temperatura ambiente. In questo modo si realizzano lastre e superfici monomateriche senza necessità di fusione ad alte temperature, riducendo drasticamente i consumi energetici e le emissioni. L’integrazione di macchinari avanzati permette di digitalizzare e monitorare l’intera filiera, migliorando l’efficienza e garantendo tracciabilità e qualità costante. La possibilità di riutilizzare gli scarti direttamente sul territorio consente di ridurre i costi di smaltimento, alleggerire la pressione ambientale e rafforzare la competitività delle imprese artigiane e industriali. Inoltre, la creazione di nuove superfici da materiali riciclati genera opportunità di diversificazione, aprendo mercati nell’edilizia sostenibile e nell’arredo design, settori fortemente radicati nel Nord Est.
“Nonsibuttavianiente: less material, more intelligence”, che ha visto come capofila l’impresa Decormarmi,ha per obiettivi da un lato la riduzione dello spreco di materia prima lungo la filiera del settore lapideo, dall’estrazione alla produzione di manufatti e, dall’altro lo sviluppo nuovi materiali e metodi di progettazione che permettano di trasformare gli scarti in risorsa. Sul fronte dell’innovazione dei processi, attraverso tecniche di nesting 3D e una logica “a matrioska”, i blocchi lapidei sono stati ripensati per ottenere più prodotti con meno materia, trasformando gli spazi di scarto in volumi utili. La seconda linea di innovazione è quella dei neo-materiali: polveri di marmo, fanghi di segagione e sfridi solidi sono stati combinati con leganti naturali ed epossidici per produrre campioni e prototipi lavorabili in macchina, aprendo la strada alla produzione di lastre o oggetti rigenerati. Questa transizione da scarto a materia prima seconda riduce la dipendenza da nuova estrazione e contribuisce alla chiusura del ciclo dei materiali. Il progetto risponde a esigenze concrete del distretto lapideo veneto, dove il problema dello scarto e dei fanghi è particolarmente rilevante: la possibilità di ridurre fino al 30-35% lo spreco di materiale e di sviluppare prodotti derivati dagli sfridi permette alle imprese del settore di contenere costi, limitare impatti ambientali e incrementare la competitività. Allo stesso tempo, il progetto apre prospettive di diversificazione per le aziende, con la creazione di collezioni di design e nuovi mercati basati su materiali ricomposti e riciclati.
Il progetto “Ekonia: Murano design in calcestruzzi filtranti per la rigenerazione urbana”,coordinato dall’impresa Bellitalia insieme a Zerocentro e Effetre Murano, ha sviluppato una soluzione di arredo urbano in calcestruzzo drenante e filtrante destinata a bordi stradali, piste pedonali e ciclabili, che utilizza sottoprodotti dell’industria siderurgica e del vetro. L’obiettivo è ridurre l’impatto delle acque meteoriche negli spazi urbani, mitigare l’effetto isola di calore e trattenere inquinanti, integrando al tempo stesso scarti industriali e di vetro artistico di Murano in un modello di economia circolare. La tecnologia messa a punto combina due livelli di filtrazione: uno meccanico, che trattiene i contaminanti grossolani rimossi con la manutenzione ordinaria, e uno chimico, che assorbe elementi chimici. Le piastre sono realizzate con un legante idraulico prodotto da scarti siderurgici e arricchite con inserti di vetro di Murano, unendo funzionalità tecnica, valore estetico e sostenibilità. Gli indicatori di progetto fissano obiettivi precisi: ripristino del 90% della capacità filtrante dopo cicli di rigenerazione, recupero del 98% dei metalli rari adsorbiti e riduzione significativa delle isole di calore urbane. I test hanno dimostrato che la stragrande maggioranza dei contaminanti quali cadmio e piombo, presenti nelle acque contaminate utilizzate nelle simulazioni, è stata intrappolata nei nuovi materiali. Il progetto dimostra che la riduzione del rischio idrico e ambientale può avvenire anche attraverso superfici diffuse e modulari, capaci di trasformare la pavimentazione urbana in infrastruttura ecologica. L’integrazione di scarti industriali locali contribuisce a rafforzare il legame tra economia circolare e strategie di adattamento.
iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem è l’Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con baricentro nel territorio del Nord-Est italiano. Il consorzio riunisce tutti gli atenei del Triveneto — Università di Bolzano, Trento, Udine, IUAV di Venezia, Padova, Ca’ Foscari Venezia, Verona e Trieste — insieme alla SISSA, al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS). https://www.consorzioinest.it/