REPORT Osservatorio Utilities AGICI–Accenture 2026

Sistema energetico italiano: prezzi elevati, dipendenza strutturale e ritardi sulla sostenibilità.

Da AGICI e Accenture un portafoglio di interventi a costo quasi zero per le finanze pubbliche per sbloccare fino a 100 miliardi di investimenti privati entro il 2035.

  • Fino a 100 miliardi di euro di investimenti privati abilitabili entro il 2035, con interventi normativi e autorizzativi a costo quasi zero per le finanze pubbliche.
  • Fino a 15 €/MWh di riduzione potenziale del PUN al 2035, con il differenziale rispetto ai peer europei che scenderebbe da 36,8 €/MWh a circa 20 €/MWh.
  • 8 punti percentuali di riduzione della dipendenza energetica dall’estero, dal 74% attuale a circa 66%.
  • 30 MtCO₂/anno di emissioni evitate, pari a circa il 20% del gap residuo rispetto agli obiettivi Fit for 55 al 2030.
  • 322 GW di richieste di connessione rinnovabile oggi in attesa, con tempi autorizzativi tra 4 e 7 anni, contro 1-2 anni nei principali Paesi europei.

Milano, 14 maggio 2026 – Un portafoglio di interventi normativi e autorizzativi, a costo quasi zero per le finanze pubbliche, per abilitare fino a circa 100 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035 e generare impatti misurabili su prezzi, sicurezza energetica e decarbonizzazione. È quanto emerge dallo studio “Reti e infrastrutture: mix ottimale di investimenti per uno sviluppo equilibrato del sistema energetico”, presentato oggi da AGICI e Accenture in occasione del 26° Workshop annuale dell’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture.

Lo studio nasce da due convinzioni di fondo. La prima: le risorse sono sempre limitate, e identificare il miglior bilanciamento tra investimenti effettuati e benefici generati è una sfida che il settore deve perseguire con rigore. La seconda: la storia degli ultimi anni racconta di scelte spesso polarizzate, dettate dall’emergenza del momento, con meno programmazione e lungimiranza di quanto richiede l’evoluzione di un sistema energetico complesso.

“L’Italia può affrontare il trilemma energetico con gli strumenti che già ha a disposizione. Le utility investono, le tecnologie ci sono, il capitale privato è disponibile. Ciò che manca non è il denaro pubblico, ma la certezza normativa e la continuità di policy. Le iniziative che presentiamo agiscono simultaneamente su prezzo, sicurezza e sostenibilità: il loro valore più profondo è evitare che, a ogni nuova emergenza, il sistema sia costretto a scegliere tra un obiettivo e l’altro”, ha commentato Pierfederico Pelotti, Responsabile del Mercato Utilities di Accenture Italia.

“Con il mondo entrato in una fase di tensioni geopolitiche permanenti e nuovi equilibri regionali, le utilities assumono il ruolo di attori centrali per la sicurezza nazionale e la competitività del Paese. La realizzazione in tempi rapidi di infrastrutture cruciali quali reti, rinnovabili, bacini idrici, stoccaggi e impianti di recupero delle materie prime critiche richiede oggi una capacità di esecuzione industriale e istituzionale all’altezza della sfida. In questo quadro complesso occorre intervenire sui nodi che ancora rallentano l’apertura dei cantieri, a partire dal partenariato tra pubblico e privato e dalle concessioni idroelettriche: oggi più che mai, il ritardo ha un costo che il Paese non può più permettersi”, ha aggiunto Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI.

Competitività, sicurezza, sostenibilità: tre dimensioni da perseguire insieme

Parlare di sistema energetico equilibrato significa bilanciare tre dimensioni che non sono alternative fra loro; anzi, perseguirne una può rafforzare le altre, a condizione che gli interventi vengano disegnati guardando simultaneamente a tutte e tre, senza privilegiarne una in base all’agenda del momento.

Non è esattamente quello che è capitato negli ultimi anni. Fino al 2022 il focus dominante è stata la sostenibilità – l’agenda green europea, FIT for 55, la corsa alle rinnovabili. Con la guerra in Ucraina il focus si è spostato bruscamente sul prezzo: lo shock gas, l’esplosione del PUN, le bollette di famiglie e imprese. Quest’anno – con la crisi di Hormuz, il TTF che in un giorno sale del 35%, le rotte GNL deviate verso l’Asia – la sicurezza degli approvvigionamenti è tornata al centro del dibattito, rimettendo in discussione scelte recenti considerate ormai irreversibili. La genesi dello studio parte da qui: dalla ricerca di interventi capaci di rafforzare il sistema su tutte e tre le dimensioni insieme, con programmazione e visione a dieci anni.

Il punto di partenza: prezzi alti, dipendenza elevata, decarbonizzazione in ritardo

Nel 2025, il PUN italiano ha raggiunto 121,76 €/MWh, contro 89,72 €/MWh della Germania, 67,05 €/MWh della Spagna e 63,25 €/MWh della Francia. Uno spread di 36,8 €/MWh rispetto alla media europea, in aumento rispetto al 2024. Il differenziale è strutturale, non congiunturale: è legato alla dipendenza dal gas come tecnologia price-setter in circa l’80% delle ore. Sul gas, al contrario, i prezzi italiani sono sostanzialmente allineati ai peer europei, a conferma del buon lavoro compiuto in questi anni sulla diversificazione delle forniture.

Sul fronte della sicurezza energetica, il quadro è di luci e ombre. La rete di trasmissione elettrica è tra le più affidabili in Europa – il LOLE è inferiore alle 3 ore annue – frutto di politiche regolatorie lungimiranti e di aziende che hanno risposto prontamente cogliendo le opportunità. Ben diversa è la situazione sulla dipendenza dall’estero:

  • il tasso di dipendenza energetica è al 74% contro il 58% della media UE;
  • il gas pesa per il 40% del mix energetico e ne viene importato il 95%;

le recenti tensioni sullo Stretto di Hormuz hanno reso plastica questa vulnerabilità: quando una singola rotta è sotto pressione, il TTF può salire del 35% in un giorno.

Sul fronte della sostenibilità, il gap residuo rispetto agli obiettivi Fit for 55 al 2030 è ancora rilevante (144 MtCO₂), un ritardo condiviso con altri paesi europei ma che richiede un’accelerazione decisa.

Gli investimenti delle utility: segnali positivi, ma barriere da rimuovere per accelerare

Le utility italiane investono già circa 14 miliardi di euro all’anno nel sistema energetico, e i segnali positivi non mancano: il FER-X ha funzionato, il MACSE ha debuttato con forte interesse di mercato, i costi delle batterie continuano a scendere, la domanda dei Data Center sta creando nuovi driver di investimento.

Eppure, il ritmo di sviluppo del sistema non è ancora quello che gli obiettivi richiedono. Su quasi ogni area emergono barriere che frenano una piena espansione degli investimenti:

  • sulla generazione rinnovabile, il permitting resta il collo di bottiglia principale: 322 GW di richieste di connessione in attesa, tempi medi di autorizzazione tra 4 e 7 anni contro 1-2 anni nei principali paesi europei, costo del permitting pari al 20-30% del costo totale degli impianti. I dati di questi giorni lo rendono plastico: nel solo primo trimestre 2026 sono stati installati 1,68 GW di nuova capacità, contro un obiettivo PNIEC di almeno 10 GW annui;
  • le concessioni idroelettriche sono bloccate da un nodo normativo irrisolto: l’86% scade entro il 2029, senza ancora un framework nazionale per le gare;
  • il MACSE è partito bene, ma manca un piano pluriennale oltre il 2028 e i pompaggi – 13,6 GW di potenziale su 56 siti già esistenti – sono ancora fuori dal meccanismo;
  • il Piano di Sviluppo Terna vale oltre 23 miliardi già pianificati, ma gli iter autorizzativi raggiungono 5-8 anni per i progetti ancora in corso;
  • le autorizzazioni FSRU restano temporanee, rendendo impossibile sottoscrivere contratti GNL di lungo termine con i fornitori internazionali.

Ciò che accomuna queste barriere è che trovano quasi tutte risposta con politiche mirate: interventi normativi e autorizzativi che non richiedono sussidi né nuova spesa pubblica.

Da transizione a integrazione energetica: uno sviluppo coordinato di tutto il sistema

Uno sviluppo equilibrato del sistema richiede investimenti coordinati in tutte le aree: non si tratta di scegliere dove allocare le risorse, ma di riconoscere che ciascuna area è interdipendente dalle altre: la crescita di una richiede e abilita la crescita delle altre.

Due esempi concreti. Più rinnovabili senza più storage e reti produce curtailment – energia prodotta e sprecata – e nelle ore in cui le FER non bastano la capacità programmabile resta indispensabile. Anche la crescita dei Data Center richiederà investimenti coordinati in generazione, reti e flessibilità, trasformando la domanda elettrica in un nuovo driver di sviluppo del sistema.

Non si tratta di sostituire una fonte con un’altra, né di spingere gli investimenti in un’area dimenticando le altre. Si tratta di sviluppare tutto il sistema con approccio integrato e sinergico: è il passaggio dal concetto di transizione energetica a quello di integrazione energetica. Rinnovabili, accumuli, reti, capacità programmabile, gas e infrastrutture calore crescono insieme – ciascuno indispensabile agli altri.

A partire da questo quadro, AGICI e Accenture hanno identificato un portafoglio di interventi normativi e autorizzativi con impatti misurabili su tutte e tre le dimensioni del trilemma al 2035.


Gli interventi identificati

Sulla generazione rinnovabile: calendario certo per le aste FER, completamento delle mappe delle aree idonee e il perfezionamento della riforma delle logiche di connessione lato trasmissione – per superare la saturazione virtuale, dare priorità ai progetti concreti e ridurre i tempi di autorizzazione oggi tra i più lunghi in Europa. Sul fronte della distribuzione, nuovi KPI e incentivi per i gestori di rete a connettere più rinnovabili. A questo si aggiunge lo sblocco delle concessioni idroelettriche in scadenza entro il 2029.

Sul fronte della flessibilità, un piano pluriennale che includa i pompaggi, oggi esclusi dal meccanismo nonostante un potenziale significativo su siti già esistenti. I Data Center vanno gestiti come asset di flessibilità attivi – con localizzazione strategica nelle aree con maggiore disponibilità di FER e partecipazione ai mercati di bilanciamento – non solo come nuova domanda da soddisfare.

Sul gas, proseguire e rafforzare il processo di diversificazione già avviato attraverso tre leve: estendere la capacità di rigassificazione con autorizzazioni stabili, tradurre gli accordi diplomatici già siglati in contratti commerciali di lungo termine veri, e sostenere lo sviluppo di nuovi corridoi via gasdotto a finanziamento privato – come EastMed. A questo si aggiunge lo sblocco della produzione domestica, che con le riserve certificate oggi disponibili può contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Completano il quadro interventi su capacità programmabile, teleriscaldamento e nucleare SMR – unico intervento con impatti oltre il 2035, ma che richiede di avviare oggi il framework normativo per tenere aperta l’opzione.

I risultati al 2035: impatti misurabili su tutte e tre le dimensioni

Lo studio stima che l’attuazione del portafoglio di interventi identificati produca impatti significativi e misurabili al 2035:

  • sul prezzo: il PUN si riduce di fino a 15 €/MWh, portando il differenziale con i peer europei da 36,8 €/MWh attuali a circa 20 €/MWh, avvicinandosi a dimezzarlo in un decennio con misure a costo quasi zero per lo Stato;
  • sulla sicurezza: la dipendenza energetica si riduce fino a 8 punti percentuali — da 74% a circa 66% — invertendo il trend in modo strutturale per la prima volta;
  • sulla sostenibilità: le emissioni calano di circa 30 MtCO₂/anno, coprendo il 20% del gap residuo rispetto agli obiettivi Fit for 55 al 2030;
  • CAPEX privato abilitato: fino a 100 miliardi di euro cumulati al 2035, di cui circa 60-65 miliardi su rinnovabili e reti. Tutto capitale privato, mobilitato da riforme a costo quasi zero per le finanze pubbliche.

Il messaggio conclusivo dello studio è che l’Italia ha già tutti gli strumenti per affrontare il trilemma. Ciò che manca non è il denaro pubblico, ma la certezza normativa e la continuità di policy. Le riforme normative si approvano in mesi, i cantieri si aprono in anni: la finestra per agire è adesso.

I Premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”

Nel corso dell’evento sono stati inoltre consegnati i Premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”, riconoscimento promosso dalla Rivista “Management delle Utilities e delle infrastrutture” di AGICI e dedicato ai manager che si sono distinti per visione strategica, capacità industriale e contributo all’evoluzione del settore delle utilities.

Per la categoria Servizi Pubblici Locali il premio è stato assegnato ad Alessandro Russo, Amministratore Delegato di Magis, “per l’impulso dato alla crescita dei servizi pubblici e per la nuova strategia, che ha portato a numerose operazioni di M&A, alla vittoria di importanti gare e al rebranding della società in Magis”. Per la categoria Energia è stato premiato Stefano Granella, Amministratore Delegato di Dolomiti Energia, “per aver accelerato la crescita del Gruppo in una fase di profonda trasformazione, attraverso una leadership solida tradotta in investimenti concreti, un modello integrato e il rafforzamento della base clienti e del profilo industriale, finanziario e reputazionale della società”. Il riconoscimento “L’energia di domani: il futuro è donna”, dedicato alla valorizzazione dell’eccellenza femminile nel settore dell’energia e delle utilities, è andato a Giorgia Caprioli, Project Manager di KEY – The Energy Transition Expo, “per il contributo allo sviluppo e al successo della manifestazione, affermatasi come appuntamento di riferimento nazionale e internazionale per la transizione energetica”. Un Riconoscimento Speciale è stato infine conferito a Umberto Quadrino, Presidente di Tages, “manager tra i più esperti del settore energetico italiano, protagonista delle principali fasi di evoluzione del mercato: dalla liberalizzazione allo sviluppo dei cicli combinati, dalla realizzazione dei rigassificatori fino alla crescita delle energie rinnovabili”.

Accenture

Accenture è una società di servizi professionali, leader a livello mondiale, che aiuta le principali aziende, governi e organizzazioni a costruire il loro core business digitale, incrementare l’efficienza operativa, accelerare la crescita dei ricavi e migliorare i servizi alle persone, creando valore tangibile, rapidamente e su vasta scala. Siamo un’azienda guidata dal talento e dall’innovazione, con circa 800.000 persone che servono clienti in oltre 120 Paesi. Combiniamo una profonda conoscenza tecnologica e leadership nel Cloud, nei dati e nell’Intelligenza Artificiale con un’esperienza senza pari nei principali settori industriali, una competenza funzionale e un’offerta di servizi su scala mondiale.

www.accenture.it – www.accenture.com

AGICI

AGICI è una boutique indipendente di ricerca e consulenza economico-strategica con oltre 40 anni di esperienza, attiva nell’analisi dei mercati e delle dinamiche industriali nei settori delle utilities, delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica, dell’economia circolare, dell’idrico, dei rifiuti, dell’idrogeno e delle infrastrutture. L’attività di AGICI si sviluppa attraverso studi, analisi di mercato, osservatori e attività di advisory, con un approccio fondato su rigore metodologico e profonda conoscenza dei contesti competitivi e regolatori, con l’obiettivo di creare e diffondere conoscenza a supporto dei processi decisionali. In questo quadro, AGICI sviluppa e coordina osservatori di mercato che rappresentano un punto di riferimento stabile per l’analisi delle dinamiche industriali, economiche e regolatorie dei settori di riferimento.

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